images/rubrica-letteraria/dentro-il-libro-isola-simbolo-giardino-eden-o-di-un-mondo-oscuro.jpg

Il signore delle mosche, di William Golding, Libro del Mese di Maggio 2016, è ambientato su un'isola imprecisata del Pacifico, rinnovando così uno dei topoi più importanti della letteratura mondiale: l'isola.

Nel corso del tempo, l'idea dell'isola ha assunto significati anche molto diversi tra loro, legandosi ora alla letteratura di avventura, ora alla fantascienza, ora a tematiche più intimistiche e formative.

Ad esempio, l'isola del tesoro, nel celeberrimo romanzo di Stevenson, appare al giovane protagonista, Jim, come tetra, cupa e insidiosa. Il ricordo di quel luogo nel Jim adulto non potrebbe essere diverso, date le avventure che visse dopo il suo sbarco. Proprio come in ogni fiaba, Jim deve compiere un viaggio per raggiungere la sua piena maturazione e l'isola ne è al centro con tutti i suoi pericoli.

In Robinson Crusoe, di Daniel Defoe, invece, l'idea è utilizzata come veicolo di diffusione delle convinzioni illuministiche. L'uomo, solo davanti alla natura e a Dio, può con la propria ragione, con le proprie capacità e con la propria fatica, raggiungere il dominio di ciò che lo circonda, che è pericoloso e selvaggio.

Si tratta di una visione ottimistica delle capacità e delle possibilità umane, propria della società borghese emergente, che scompare quasi totalmente, circa duecento anni dopo, in Verne. Questi, nel suo L'isola misteriosa, utilizza l'ambientazione geografica per riflettere sul ruolo sempre maggiore che stava assumendo la scienza nella vita dell'uomo. Però, nonostante la cultura scientifica dei protagonisti e il loro grande impegno, essi sembrano vittime degli elementi naturali e devono la loro sorte sempre a interventi che appaiono ai loro occhi sovrannaturali e che, in sostanza, non dipendono mai dalla loro volontà.

L'isola, dunque, in Verne, è la rappresentazione della cieca fiducia nella scienza e dell'utopia che essa possa risolvere tutti i problemi dell'uomo, come se la vita dell'umanità fosse una retta mai destinata a trasformarsi in parabola.

In Golding, infine, l'isola rappresenta il lato più recondito, più oscuro dell'uomo, presente già negli stessi bambini, e che emerge drammaticamente in alcune situazioni di pressione. In essa, il confine tra l'animo umano e l'animo animalesco può essere sottile e le conseguenze possono diventare devastanti.

È evidente dunque, che in ogni caso, si tratta di un'idea travagliata, ambigua, mai banale, nella quale elementi rassicuranti e positivi si sovrappongono e contrappongono ad elementi cupi e conturbanti.

Il paesaggio ameno spesso si trasforma in culla di insidie, nascondiglio di esseri pericolosi, luogo di aberrazione umana (L'isola del dottor Moreau). L'isola può essere il luogo dove rinascere e iniziare una nuova vita, ma è anche un ecosistema il cui equilibrio è stravolto dallo stesso uomo che vi approda e le conseguenze sono spesso oscure e inaspettate (Il mondo perduto). In altre parole, può essere un luogo sicuro, completo in se stesso, simbolo del giardino dell'Eden (l'isola di Montecristo) oppure un luogo perduto, di reclusione e isolamento (prigione-fortezza nota come il Castello d'If), di pericolo e fatica, difeso da scogli pericolosi e il cui terreno è di difficile coltivazione.

Valga per tutti l'esempio de L'Orlando furioso di Ludovico Ariosto. Ruggero, a cavallo dell'ippogrifo, vede l'isola meravigliosa, colma di delizie, ma una volta approdato, la scopre infida e pericolosa; come pericolosa è Alcina, la maga in grado di trasformare gli esseri viventi in pietre e piante.

(articolo a cura di Emiliano Marzinotto)

Se vuoi collaborare con la Rubrica Letteraria del Club del Libro, segnalarci iniziative interessanti o semplicemente comunicare con noi, scrivici a:

Mail