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Gaston Leroux, scrittore di romanzi polizieschi, d'avventura e dell'horror, ricordato soprattutto per Il fantasma dell'Opera, Libro del Mese di Novembre 2016 e divenuto famoso solo dopo la trasposizione in film muto, fu anche abile giornalista, dal grande senso dell'osservazione.

Gaston Louis Alfred Leroux nacque a Parigi il 6 maggio 1868 da una famiglia di commerciati benestanti, studiò giurisprudenza laureandosi nel 1889. Rimasto orfano,    ereditò un gran capitale che sperperò nel gioco d'azzardo e con il bere, così fu costretto a esercitare la professione di avvocato per tre anni per poi diventare un report giudiziario, iniziando a scrivere nel frattempo racconti polizieschi.

Leroux scrisse per il quotidiano L'Écho de Paris in maniera così brillante il resoconto giudiziario di un processo contro l'anarchico A. Vaillant, che attirò l'attenzione del direttore del quotidiano Le Matin, il quale lo volle assumere come cronista giudiziario. Lavorò presso il giornale come reporter in Francia e all'estero, occupandosi di critica teatrale e interessandosi alla guerra. Grazie alla sua esperienza durante la Rivoluzione russa, fu  corrispondente e inviato durante il primo conflitto mondiale.

Appassionato di feuilleton, i romanzi d'appendice, Leroux pubblicò molto sul quotidiano Le Matin, e si fece conoscere per la sua opera La doppia vita di Théophraste Longuet. Oltre al successo dei suoi testi teatrali, il pubblico apprezzò molto la serie noir dedicata al personaggio giornalista-detective Joseph Toutelabille, tra le cui opere ricordiamo Il mistero della camera gialla, Il profumo della signore in nero, Le strane nozze di Rouletabille e Il castello nero, da cui prenderà vita un'altra serie incentrata su Chéri-Bibi, l'evaso accusato ingiustamente di omicidio.

Scrisse nel genere gotico la sua opera più famosa, Il Fantasma dell'Opera, Libro del Mese di Novembre 2016, nella quale, ispirato dai racconti di E.A. Poe e dalla sua passione per la musica, narra di un personaggio mascherato perché di aspetto mostruoso Erik, recluso nei sotterranei dell'Opera di Parigi, che si innamora della giovane cantante Christine. Quest'opera mette in luce l'esteriorità e l'interiorità dell'essere umano, le sofferenze causate e patite: «Aveva un cuore capace di contenere il mondo intero, ma alla fine dovette accontentarsi di una caverna».

L'opera, dapprima non apprezzata, venne poi riscoperta nel 1925 dopo essere divenuta una riduzione cinematografica per il film muto con Lon Chaney, e da lì la lista delle rappresentazioni ebbe una crescita inevitabile, tanto che ne viene tratto anche un musical.

Insieme ad Arthur Bernède, scrittore e sceneggiatore francese, fondò una società cinematografica la Société des Cinéromans. Morì a Nizza il 15 aprile 1927 per un'infezione acuta alle vie urinarie.

(articolo a cura di Katya Scarvaglieri)

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