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Il Libro del Mese di Novembre 2016, Il fantasma dell'Opera, ci conduce nei meandri di uno dei luoghi più importanti della Francia, l'Opéra National de Paris, fondata nel XVII secolo. I suoi primi decenni di vita la videro contrapposta allo strapotere che gli italiani avevano ancora nel mondo della musica e dell'arte, retaggio della gloriosa epoca rinascimentale. In Francia questa rivalità crebbe negli anni ed assunse i toni di un vero e proprio scontro alla metà del XVIII secolo.

La storia dell'Opera francese iniziò qualche anno prima della sua fondazione, quando  nel 1661 il re Luigi XIV, con doti di bravo ballerino, decise di fondare una scuola reale di balletto, l'Accademia Reale di Danza. Questo evento fu particolarmente importante perché si trattò della prima accademia realizzata con l'unico scopo di insegnare l'arte del balletto e proprio per questo il suo primo direttore, Charles-Louis Beauchamp, realizzando il primo manuale di danza, scrisse in pratica le norme fondamentali del balletto classico.

Nello stesso periodo la lirica francese raggiunse vette altissime grazie all'avvento del nuovo stile barocco, che impreziosiva ogni battuta di altezza, movimento, timbriche particolari e giochi scherzosi del ritmo. Tuttavia se il balletto era prerogativa francese, ben poco si poteva fare contro l'inespugnabile centralità che l'Italia aveva nel settore della lirica e della composizione musicale. Basterà ricordare che tra i principali teatri d'opera internazionali svettava il Teatro Italiano proprio a Parigi, dove venivano messe in scena le rappresentazioni teatrali e le opere liriche dei maggiori scrittori e compositori del Bel Paese.

L'istituzione dell'accademia di danza diede vita a grandi speranze riposte nel sovrano da parte di compositori e musicisti locali. Istituita direttamente dal re,  quest'accademia godeva di una sovvenzione statale al pari del Teatro Italiano e della Comédie Française, cioè il teatro non per il canto lirico, ma per la recitazione. L'idea di realizzare un teatro lirico nazionale si concretizzò dopo pochi anni, a dimostrazione dell'incredibile forza di volontà di chi credeva nel progetto. L'Accademia d'Opera di Parigi fu fondata, dunque, nel 1669 con lo stesso regolamento dell'Accademia di Danza, ma con una piccola e sostanziale differenza: tanto era il potere degli italiani di stanza a Parigi, preoccupati di vedersi togliere le sovvenzioni statali, che questi poterono imporre alla neonata accademia operistica di firmare una clausola che avrebbe loro impedito di ricevere fondi dal sovrano e dallo Stato.

Anche il re Luigi XIV dovette accettare la clausola imposta dal Teatro Italiano, ma poiché l'Accademia d'Opera era una sua creazione come quella di danza, decise comunque di aiutarla in qualche modo e senza saperlo gettò le basi per una tradizione che sarebbe durata fino ancora ai giorni nostri; l'Accademia d'Opera, infatti, poteva godere dell'esclusiva sulla trasposizione in lirica delle opere teatrali, mentre il Teatro Italiano avrebbe continuato a mettere in scena le composizioni internazionali. Inizialmente la situazione giovò ad entrambi e il pubblico si trovò nella stessa città a poter godere della musica continentale e delle nuove composizioni coeve realizzate dai maestri locali.

Nomi illustri intanto cominciarono ad impreziosire il palcoscenico dell'Opera francese e a lungo andare lo scontro con il Teatro Italiano divenne inevitabile, arrivando a toccare l'apice nel 1752. Per ben due anni, infatti, il Teatro d'Opera e il Teatro Italiano si fecero la guerra perché nel corso degli anni i compositori italiani avevano iniziato a realizzare opere su libretti ispirati a testi teatrali, mentre la composizione francese seicentesca veniva già considerata "classica" e tradizionale. La Querelle des Bouffons, così venne definito questo biennio di scontri dal nome della commedia buffa all'italiana, vide sostenitori illustri, come ad esempio Jean-Jacques Rousseau che si schierò dalla parte degli italiani con molti degli enciclopedisti, mentre la corona sosteneva in maniera sempre più diretta i suoi connazionali.

Da un lato l'importanza che il teatro francese aveva per i connazionali, dall'altro le continue crisi gestionali del Teatro Italiano, fecero pendere sempre più l'ago della bilancia dalla parte del Teatro dell'Opera, tanto che il Teatro Italiano fu pù volte chiuso e riaperto tra la fine del XVIII e l'inizio del XIX secolo. Nel 1827 il Teatro Italiano perse infine la propria autonomia, passando in gestione al Teatro dell'Opera, che comunque ne garantiva una sorta d'indipendenza artistica. La gestione di due locali, tuttavia, divenne gravosa per il Teatro dell'Opera e nel 1864 si decretò la separazione amministrativa delle due strutture. Ciò comportò una lunga serie di problemi economici per il Teatro Italiano, che infine nel 1878 fu costretto a chiudere (il Teatro Italiano risorgerà nel 1975 nella sola veste di commedia e recitazione con l'esperienza del Teatrino Italiano trasformato poi, nel 1980, in Comédie Italienne, dove ancora oggi si possono ascoltare la prosa e la poesia italiane recitate in francese, dalle esperienze classiche a quelle contemporanee).

(articolo a cura di Francesco Isidoro Gioia)

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