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Dentro il libro - Musica nell'Universo

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Leggere Ray Bradbury, autore del Libro del Mese di Febbraio 2017, Fahrenheit 451 significa leggere un romanzo fantascientifico appartenente al filone fantascienza distopica. Vuol dire pensare immediatamente allo Spazio e a cosa ci nasconde. Quando ci chiediamo se ci sia vita su Marte, ci facciamo solo una delle tante domande che potremmo ipotizzare. Un'altra potrebbe essere: c'è musica nell'Universo?

Logo NASALa musica, in quanto insieme di suoni, è irrealizzabile nello Spazio, così come la conosciamo noi sulla Terra. Un suono per propagarsi ha bisogno dell'atmosfera che gli permette di muoversi generando delle onde. Il vuoto dello Spazio non è dunque adatto, in quanto assenza materiale, fisica. Tuttavia si può comunque parlare di suoni e di musica in relazione allo Spazio e ci sono, a proposito, due episodi interessanti e curiosi.

Il primo riguarda una missione della NASA iniziata nel 2009, anno in cui fu inaugurato il Programma Discovery. Gli scienziati statunitensi utilizzarono un gran quantitativo di risorse e di tempo per inviare nello spazio il telescopio Kepler, a bordo di un satellite omonimo, con l'obiettivo di studiare gli ammassi stellari limitrofi al Sistema Solare e verificare l‘ esistenza di un altro sistema di pianeti orbitanti intorno alla propria stella. La missione durò ben oltre i cinque anni previsti dagli sviluppatori e i risultati furono incredibilmente utili allo studio della struttura dell'universo.

Un interessante effetto collaterale della missione fu quello di poter ascoltare per la prima volta l'universo. Kepler captava le pulsazioni delle stelle e anche i cambi di frequenza di emissione dei raggi gamma prodotti dal passaggio di un pianeta intorno al proprio sole rispetto alla posizione del telescopio. Questo insieme di cambi di frequenza registrati, si tradusse in un gruppo di suoni, il cui studio permise agli scienziati la verifica dell'esistenza di pianeti orbitanti. I risultati della ricerca, e alcuni suoni registrati da Kepler, furono pubblicati dalla NASA su riviste online specializzate negli studi astrofisici e sono tutt'ora riproducibili.

Un'altra spedizione, tra le più celebri condotte dalla NASA, fu poi quella del Progetto Voyager, che mandò nello spazio due sonde con l'obiettivo di raggiungere le stelle più vicine, situate a distanze talmente vaste che il viaggio  durerà ancora diverse decine di migliaia di anni per dirsi concluso. Una delle sonde Voyager, lanciata nel 1977, era fornita di una capsula di contenimento per custodire al suo interno diversi oggetti propri della civiltà umana: libri, immagini e anche musica. I brani in questione furono incisi su supporti audio riproducibili tramite diversi tipi di attrezzature, pensati  per uomini del futuro, piuttosto che per alieni provenienti da mondi diversi. La selezione dei suoni e dei brani musicali da inserire in questi supporti  inviati nello Spazio fu eseguita dalla Cornell University (Ithaca, New York). Oltre ai saluti tradotti nelle principali lingue del mondo, i dischi contenevano anche suoni registrati come quello dei tuoni o quello delle onde marine, nonché il canto degli usignoli e i versi di alcuni altri animali. Fu eseguita una selezione di brani musicali tra i più rappresentativi delle principali culture del mondo e ne fu realizzata una raccolta che se ascoltata nel più lontano dei futuri possibili, potrà raccontare a chi verrà dopo di noi qualcosa di quello che siamo stati, anche attraverso i suoni e la musica che siamo stati capaci di produrre.

(articolo a cura di Francesco Isidoro Gioia)

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