SINOSSI

Già dal titolo si intuisce che non si tratta di un libro consolatorio. Insomma, è una roba per persone con una certa tempra, non per chi vuole abbandonarsi alla propria fragilità. Cionondimeno, il volume non vuole avere un tono moralistico, proprio del fustigatore, giacché non si limita a svolgere soltanto un'analisi dei nostri tempi, né si pone esclusivamente su un piano critico, ma, nel contempo, avanza delle proposte che cerchino di indicare una nuova prospettiva. Ma veniamo ai contenuti del libro. Innanzi tutto, i due sinonimi, fallimento e crisi. Cosa li distingue? Nel primo caso, l'individuo, abbagliato dalle profferte del mondo (post-)moderno, non riesce a prendere piena coscienza dei caratteri e della profondità del disagio, che pure avverte in prima persona, restando in bilico tra incanto e disincanto rispetto alle prospettive che gli si offrono. La mancata consapevolezza della gravità della situazione storica e dei compiti che attendono l'uomo caratterizzano il fallimento ed esso connota la società di massa. Rispetto a tale fallimento, si distingue un'élite, la quale, però, pur avendo coscienza del frangente storico attraversato, non per questo riesce ad avanzare una compiuta progettualità. Nonostante che, nel complesso, la nostra epoca, si presenti come un intreccio di motivi di disagio, di trasformazioni profonde, di potenzialità positive. Da tutte queste considerazioni nasce una domanda storiografica e, cioè, se la (post-)modernità rappresenti o meno una messa in crisi dell'uomo. Alla luce di questa interrogazione fondamentale, ho tematizzato il pensiero dei più importanti movimenti filosofici del Novecento e mi sono, altresì, confrontato con alcuni dei fenomeni più significativi del nostro tempo. In particolare, ho analizzato due temi: la prevalenza, dal punto di vista antropologico, del desiderio sulla ragione; la frammentazione sempre più spinta della società. Di qui l'esigenza della ricomposizione della società e della ricucitura dei rapporti tra individuo ed istituzioni. Ciò al fine di dare una risposta né nostalgica, né dogmatica, all'attuale dis-locazione dell'individuo (post-)moderno. In tal senso si muovono le correlate proposte di un progetto storico-critico e del corporativismo democratico. Parlo, comunque, di corporativismo, anche se lo distinguo da quello antidemocratico, perché questa forma di organizzazione della società raccoglie uno dei dati ormai costitutivi del nostro tempo: la frammentazione corporativa. A questa cerco di dare una direzione ed un contenuto, al tempo stesso, moderni e democratici.

AUTORE

Andrea Amato è nato a Cerignola (FG), ma attualmente vive a Lucera (FG). Si è laureato con il massimo dei voti e lode presso l'Università degli studi di Bari. Ha pubblicato volumi su temi, quali: l'etica, la filosofia politica, l'epistemologia, i rapporti tra antropologia e filosofia. Ha partecipato a conferenze in Italia e all'estero (Roma, Pavia, Baton Rouge [USA], Brighton, Oxford, Liverpool, Pechino, Amsterdam, Lisbona). Alcuni suoi articoli sono stati ospitati presso riviste filosofiche, come: Transversal: International Journal for the Historiography of Science; Tropos; International Review of Social Science and Humanities; Sintesi dialettica, Metabasis, Theory and Science, Emerson Institute for Freedom and Culture, Sintesi dialettica, Quaderni di dialettica e filosofia, SWIF, Rescogitans, ilmondodisofia. Divide questa passione filosofica con quella per la storia dell'arte. La sua tesi sull'architettura barocca, ad esempio, è stata segnalata sul sito de "Il Corriere della Sera", nell'ambito di un'iniziativa promossa dal giornale in collaborazione con "Tesionline". Si è cimentato con l'impegno letterario, pubblicando romanzi con Il Filo e con Edizioni Tracce.