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		<title>Delitto e castigo</title>
		<description>Discussione Delitto e castigo</description>
		<link>https://www.ilclubdellibro.it/recensioni/d/2154-delitto-e-castigo.html</link>
		<lastBuildDate>Fri, 22 May 2026 19:06:12 +0200</lastBuildDate>
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			<title>GigiMala scrivi:</title>
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			<description><![CDATA[Da una parte c'è il più atroce dei delitti: l'omicidio. Dall'altra la pena (non il castigo, tramandato per generazioni come seconda parte del titolo, ma in modo erroneo). Nel romanzo di Dostoevskij sono due facce della stessa medaglia, in una sorta di legame logico e incontrovertibile. Raskòl'nikov è ossessionato da un pensiero che gli rode la mente: è giusto che un uomo superiore (per intelletto, ideali, progetti e aspirazioni) eviti di liberarsi, con ogni mezzo, degli ostacoli materiali che ne impediscono l'ascesa, solo per usitati e ipocriti vincoli di natura morale? Napoleone, egli crede, è grande a prescindere dalle nefandezze commesse per arrivare alla gloria. E dunque perché farsi scrupoli a togliere di mezzo una vecchia usuraia (uno "scarafaggio" secondo questa logica superomistica), se ciò significa, di contro, aprirsi la via della piena realizzazione personale, per mezzo della quale poter giovare alla comunità in misura mille volte maggiore? In altre parole, il bene verso tanti monda dalla colpa commessa contro una sola persona, per di più anziana, avida e detestata da tutti? Raskòl'nikov esita, ma poi trova la forza di agire. L'omicidio della vecchia - cui segue, per puro caso, quello della sorella, sopraggiunta sul luogo del delitto - avviene quasi come logica conseguenza di un calcolo freddo e razionale. Ma poi, di colpo, irrompe la vita, l'essere umano fatto di emozioni e di sentimenti. È qui che crolla l'edificio programmatico di Raskòl'nikov, la cui pena è vissuta quotidianamente ben prima dell'arresto finale. Il protagonista è consumato da un senso di colpa implacabile, paradossalmente scevro di pietà e pentimento, che lo conduce ad una sorta di nevrosi isterica. Nel profondo del suo animo egli cova una frustrazione allucinata a causa del fallimento: non è riuscito, in concreto, ad essere come Napoleone, ed è crollato a terra sotto il peso schiacciante delle conseguenze del suo gesto. È qui che si gioca la partita, ed è un gioco squallido, in una Pietroburgo che toglie il respiro, sudicia e cupa, che accompagna il lettore come una sorta di personaggio in carne ed ossa, come a dire che l'ambiente è parte integrante, se non causa prima, dell'agire. Se tutto fosse qui - ed è così fino a un centinaio di pagine dalla fine - "Delitto e castigo" non sarebbe un capolavoro. Ma poi Dostoevskij ci regala le pagine in cui Porfìrij Petròvič, il giudice inquirente, traccia la via per un'inaspettata redenzione: "Sapete cosa penso di voi? Penso che siate uno di quelli che, se anche gli strappano le viscere dal ventre, sanno star lì a guardare i carnefici con il sorriso sulle labbra, se solo trovano una fede in Dio. E allora trovatela, e vivrete". La chiave è tutta qui. Raskòl'nikov non crede, è un ateo razionalista, un giovane e superbo studente infatuato delle "idee nuove", e apparentemente non ha speranza. Eppure non si suicida (ci pensa, è a un passo dal compiere questo gesto, ma poi desiste), accetta non tanto la pena (ché essa già lo divora dal giorno dell'omicidio), bensì la conseguenza materiale della pena già in atto, ossia la Siberia e i lavori forzati. Tutto pare scorrere senza uno scopo e unicamente perché il suo cuore continua, nonostante tutto, a battere. Ma Raskòl'nikov non è solo: con lui c'è Sonja (il cui vero nome, significativamente, è Sòf'ja), che lo ama senza porre condizioni, fino al punto di seguirlo in Siberia. Dopo seicento pagine, l'epilogo si consuma in un attimo, come è tipico delle folgorazioni. Raskòl'nikov scopre l'amore, e con esso la fede. Lo fa in un modo semplice quanto illuminante: "Come è possibile, ora, che le cose in cui crede [Sonja] non siano anche le cose in cui io credo?". In modo commovente e straordinario, Dostoevskij ci sta sì dicendo - come egli stesso ebbe a sottolineare - che la felicità, per essere autentica, deve necessatiamente attraversare la sofferenza; ma sta anche indicando la via per una più profonda rinascita interiore. La via del Signore che è amore, e l'amore è vita.]]></description>
			<dc:creator>GigiMala</dc:creator>
			<pubDate>Fri, 23 Jan 2026 18:48:38 +0100</pubDate>
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			<title>Graziella scrivi:</title>
			<link>https://www.ilclubdellibro.it/recensioni/d/2154-delitto-e-castigo.html#comment-846</link>
			<description><![CDATA[Bella recensione.]]></description>
			<dc:creator>Graziella</dc:creator>
			<pubDate>Thu, 18 Feb 2021 18:15:54 +0100</pubDate>
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