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		<title>La signora Dalloway</title>
		<description>Discussione La signora Dalloway</description>
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		<lastBuildDate>Tue, 26 May 2026 20:03:40 +0200</lastBuildDate>
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			<title>Menti55 scrivi:</title>
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			<description><![CDATA[“La signora Dalloway”, di Virginia Woolf. Pubblicato nel 1925, La signora Dalloway è una delle vette della narrativa del Novecento, momento cruciale nell’evoluzione letteraria della Woolf. Scrittrice tra le più originali del suo tempo e figura centrale del gruppo di Bloomsbury, Woolf rinnova profondamente la forma del romanzo. Il romanzo si svolge nell’arco di una sola giornata, seguendo i pensieri della protagonista Clarissa Dalloway, borghese raffinata impegnata nei preparativi per una festa serale. Ma l’apparente semplicità della trama è il pretesto dietro cui si cela un mondo interiore complesso, fatto di desideri repressi, ricordi, inquietudini, che, senza alcun ordine cronologico, emergono attraverso una prosa elegante e raffinata. Sviluppandosi sul filo della memoria, del desiderio e della morte, Clarissa, perfetta padrona di casa, coltiva un senso di vuoto interiore, un'oscura consapevolezza dell’inutilità delle convenzioni sociali. La signora Dalloway, per la sua sperimentazione linguistica, per la lucidità con cui affronta il tema del trauma, della solitudine e dell’identità, per la modernità con cui scardina la narrazione patriarcale, resta un’opera imprescindibile del canone novecentesco: un classico, ma anche un testo vivo, capace di parlare al presente con voce intima e universale. La vera novità del romanzo sta nell’utilizzo di uno stile che caratterizzerà molto anche la produzione successiva della Woolf, il ricorso al “flusso di coscienza” come tecnica che la scrittrice adatta in modo personale: non pura registrazione del pensiero, ma strumento poetico e riflessivo. Il tempo oggettivo – le ore scandite dal Big Ben – si intreccia con il tempo soggettivo della memoria e dell’emozione. La vetta espressiva la Woolf la raggiungerà nel 1927 con Gita al faro in cui, oltre alle tematiche dell’identità, della memoria, del tempo soggettivo e della condizione femminile de “La Signora Dalloway”, la Woolf aggiungerà un ulteriore grado di sofisticazione unendo riflessione metafisica e profonda analisi delle dinamiche familiari e artistiche. Il romanzo si inserisce pienamente nel movimento artistico e letterario del Modernismo che rivoluziona le strutture narrative tradizionali, rinunciando alla linearità e all’oggettività per privilegiare la frammentazione del tempo, la soggettività e l’interiorità. Esplorare, attraverso nuove forme, la coscienza umana nell’epoca della modernità affianca la Woolf ai più fulgidi esempi del Modernismo quali l’Ulysses (1922) di Joyce e The Waste Land (1922) di Eliot, con cui la Woolf dialoga condividendone la crisi del linguaggio e della rappresentazione. Accanto a Clarissa, emerge la figura tragica di Septimus Warren Smith, reduce della Prima guerra mondiale affetto da disturbi mentali, attraverso cui Woolf denuncia il trattamento riservato ai reduci e critica duramente l’ottusità delle istituzioni mediche e sociali: la sua follia non è solo personale ma simbolo del fallimento sistemico e morale della società. Il suo suicidio diventa il lato oscuro della brillante festa di Clarissa, in un montaggio parallelo che fonde dramma individuale e critica sociale. Il contrasto con Clarissa, simbolo dell’alta borghesia inglese, mette in luce le tensioni tra apparenza e interiorità, tra mondanità e dolore. Clarissa stessa riflette continuamente sulla morte, sulla solitudine, sul senso della vita; una donna intrappolata tra i ruoli sociali e la propria individualità, simbolo di eleganza e di rispettabilità, ma attraversata da inquietudini esistenziali, memorie di desideri non vissuti, domande irrisolte su amore, morte e senso dell’esistenza. Dal ricordo di Sally Seton — amica e forse amore giovanile — affiora una complessità affettiva e identitaria che sfida le norme del tempo. Woolf esplora così non solo la fragilità della mente ma anche la condizione femminile, le tensioni tra libertà e costrizione. La sua giovinezza con Sally Seton, evocata in flashback, lascia intuire un legame affettivo e forse omosessuale che non ha trovato spazio nella vita adulta — un tema che Woolf affronta con una sensibilità straordinariamente moderna in cui rievoca un sentimento amoroso mai pienamente vissuto, da cui emerge una tensione affettiva e identitaria tratteggiata con rara finezza, anticipando questioni legate al genere e alla sessualità al centro del futuro pensiero femminista. Un’opera cardine del Modernismo e dell’intera produzione di Woolf: laboratorio stilistico, riflessione esistenziale e politica che interroga il lettore di ieri e di oggi. Una lettura complessa che abbandona la rappresentazione oggettiva del mondo per immergersi nella soggettività più profonda, nella frammentarietà dell’io, nella crisi delle apparenze. La signora Dalloway, ci obbliga ad ascoltare con più attenzione il tempo interiore che ciascuno porta con sé. Woolf non ci offre risposte, ma ci invita ad ascoltare la voce interiore dei suoi personaggi e, attraverso di essa, forse anche la nostra.]]></description>
			<dc:creator>Menti55</dc:creator>
			<pubDate>Wed, 28 May 2025 17:06:49 +0200</pubDate>
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