Sto leggendo il secondo libro.
Di primo acchito mi sembra che questo secondo volume sia più lineare ed omogeneo, perché – mentre il primo alternava parti molto intense e quasi romanzate a stralci di documenti e ad analisi storiche – “L’uomo della provvidenza” è più centrato sugli aspetti prettamente politici dell’ amministrazione dello stato e delle relazioni internazionali.
Anche se la scrittura di Scurati mi piace molto quando si cimenta in descrizioni appassionate dei tormenti e delle nefandezze del protagonista e dei suoi accoliti, devo ammettere che nel volume precedente il salto tra le parti “storiche”, più analitiche e le parti che approfondiscono l’animo dei personaggi, intense e cariche emotivamente, era un po’ stancante per le mie poche celluline grigie.
E quindi trovo più riposante il secondo volume, con l’eccezione della parte iniziale tutta imperniata sulle vicende gastrointestinali del grande condottiero.
Però ho letto anche quella, non mi sembra il genere di libro che meriti dei salti di pagine.
Riguardo all’assassinio di Giovanni Amendola, anche se la vicenda non è raccontata in maniera eccessivamente drammatica, tuttavia la tragedia colpisce fino in fondo, forse per quel colpo di scena della sparizione dell’auto dei carabinieri a metà percorso. Anzi, proprio quel dire e non dire a proposito dell’agguato fa sembrare il racconto quasi un giallo di Sciascia.
Per il resto l’Autore sottolinea bene l’istanza fondamentale del regime in quella fase storica, cioè riguadagnare la rispettabilità perduta.
Da notare a pag.64 l’agghiacciante scena dell’abbraccio del re al grande condottiero, episodio raccontato con una sobrietà così incisiva che per poco non ha suscitato in me una sintomatologia gastrointestinale paragonabile a quella del protagonista descritta nella prima parte.
Le parti che raccontano l’eterno contrasto tra il violento-a-qualunque-costo Farinacci e il protagonista M che cerca un improbabile maquillage della propria attività politica sono molto avvincenti (per me).
Mi interessano molto anche le vicende relative agli accordi sottobanco, ad esempio quello con gli industriali, e il progressivo affermarsi di leggi liberticide come il famigerato codice Rocco (pag.94).Così’ finisce il 1925 con il definitivo consolidarsi delle nuove forme di potere e di “legalità”.
Ciao da susy
There is a crack, a crack in everything
That's how the light gets in. (Anthem, Leonard Cohen)