Venerdì 24 Aprile, sfidando il ponte, ci siamo ritrovati nella nostra libreria Raccontami dove abbiamo discusso del libro del mese di Olimpio Talarico “ Cosa rimane dei nostri amori”, titolo della canzone di Charles Trenet citata nel romanzo.La serata è stata resa speciale proprio dalla presenza dello stesso scrittore che si è reso disponibile a rispondere alle nostre molteplici domande, richieste di chiarimenti e curiosità sul romanzo. Il romanzo narra la storia di Jacopo, un musicista in piena crisi “compositiva”, che ritorna a Caccuri, suo paese d’origine in Calabria, per indagare e stare vicino al padre, Amilcare, accusato dal prete del paese di un duplice omicidio commesso vent’anni prima e mai risolto.Potremmo definirlo un” thriller atipico”, perché la tensione e il ritmo vengono costantemente interrotti da considerazioni psicologiche, descrizioni paesaggistiche, citazioni letterarie, parole dialettali e storie dei personaggi che sembrano voler distogliere il lettore dal mistero, ma che in realtà lo tengono incollato alla pagina.Il personaggio principale è proprio Caccuri, piccolo borgo in provincia di Crotone situato tra le montagne della Sila e la vallata fluviale del Neto, con i suoi profumi, sapori e colori che ci hanno inondato durante la lettura - secondo alcuni questo aspetto così marcato lo ha reso un pò provinciale - suscitando però immagini evocative che hanno risvegliato in noi emozioni e ricordi sopiti.Trovarsi difronte lo scrittore è sempre un valore aggiunto, ci consente di entrare nella sua testa per cercare di capire il processo creativo, soprattutto in un romanzo con una struttura così complessa; dopo diverse domande in merito, Olimpio ci ha spiegato che quando inizia a scrivere ha solo un’idea generale della storia che sviluppa lentamente e spesso è costretto a tornare indietro per riscrivere, modificare o addirittura eliminare dei passaggi.Riguardo al lavoro di editing finale, ci ha confessato essere doloroso per lui perché sente il processo di scrittura piuttosto gravoso, pertanto è molto geloso delle pagine scritte, infatti ci ha letto alcune pagine, che il suo editor voleva eliminare perché interrompevano il ritmo a suo dire, ma che lui ha preteso rimanessero, in effetti dense di significato e poesia.Non sono mancati i momenti di ilarità offerti da alcuni aneddoti narrati dallo stesso Olimpio relativi anche alla sua attività di insegnante e dalle somiglianze riscontrate da qualcuno del gruppo tra Amilcare, che si spende in diverse citazioni letterarie e impone la lettura ai suoi figli di testi scelti da lui stesso, e un altro membro del gruppo. Abbiamo anche sfiorato l’incidente diplomatico quando un membro del gruppo ha fatto notare un grave errore, secondo lui, presente nella foto di copertina che ritrae una vecchia 500, che ha un ruolo centrale nella storia, davanti al
Allegato non trovato
la chiesa del paese; essendo G. un cultore di auto d’epoca ha notato subito che i cerchi della macchina non erano quelli originali della 500 ma della vecchia 127. Il povero Olimpio, ignaro di questo “grave dettaglio”, ci ha raccontato la storia, di grande indecisione, sulla scelta della copertina e quella della foto scattata da un turista straniero a Caccuri che ritrae la macchina e sua madre in fondo vicino la chiesa. Insomma che dire, non siamo un gruppo di lettura semplice, se si sparge la voce non verrà più nessuno scrittore…Dopo le obbligatorie foto di rito e il firmacopie siamo andati a mangiare tutti insieme, purtroppo Olimpio non si è potuto trattenere, questo ci ha consentito di parlare liberamente di alcune cose rimaste irrisolte…ma come avranno fatto a trovare il corpo di Silvia?