Sono d'accordo con quanto espresso da Federico e da Davide.
Abbiamo una lingua che è più incentrata al maschile perché, checché se ne dica, viviamo ancora adesso in una società patriarcale. Non sto parlando del quantitativo di parole femminili o maschili, non ho idea della proporzione e nemmeno mi interessa. Però, come faceva notare Federico, se in un gruppo di dieci amiche si inserisce un uomo, automaticamente non si parla più di "amiche" ma di "amici"... e questo credo sia sbagliato. Poiché sarebbe difficile rivoluzionare drasticamente la grammatica e infilarci il genere neutro, direi che la soluzione più fattibile sarebbe quella di far "vincere" la maggioranza di genere di volta in volta: se in un gruppo ci sono 10 donne e 1 uomo, si parla di "amiche" e non di "amici". Non penso sia di difficile attuazione, ma deve essere una regola sdoganata dall'alto.
Per il campo delle professioni, sono d'accordo con Davide. Ci sembrano strani solo perché non siamo abituati, ma fortuntamente non è così difficile adattarsi ai cambiamenti, anzi! Avvocato diventa avvocata o avvocatessa (personalmente preferisco il secondo), prefetto diventa prefetta, ingegnere diventa ingegnera, notaio diventa notaia, chirurgo chirurga, questore questrice e così via. Oggi non sembra più strano dire "ministra", eppure è solo da pochissimi anni che si è posta la questione.
E' oggettivamente brutto che ancora oggi le professioni siano per lo più al maschile, visto che anche noi donne lavoriamo e ci facciamo il mazzo, insomma mi pare giusto essere "riconosciute" come lavoratrici. Inoltre, in alcuni casi, nemmeno si chiarisce il sesso della persona usando l'articolo determinativo (mi vengono subito in mente: l'avvocato, l'anestesista, l'eremita, l'internista, l'estetista).
Si tratta solo di stabilire con quale suffisso possiamo formare il femminile, il "suono" è solo una mera questione di abitudine.
Ah, dimenticavo, l'asterisco lo detesto
Vi lascio alcuni link che mi sembrano interessanti:
Prontuario maschile e femminile nei nomi di professione
(Treccani)
Il femminile di questore e di prefetto
(Accademia della Crusca)