Ultimo giorno di un condannato a morte- Victor Hugo Categoria 1: Classico (ca.130 pp.)
L'angosciosa e dolorosissima attesa di un uomo che sta per essere privato del suo unico bene, della sua stessa vita, si consuma lenta e inesorabile, al ritmo ossessivo, martellante degli ultimi penosissimi pensieri e dei deliranti fantasmi di una mente incredula e atterrita. E con questa sorta di lucidissima e appassionata perorazione letteraria a favore dell'abolizione della pena di morte, pubblicata nell'ultimo anno della monarchia dei Borbone, che Victor Hugo, all'età di ventisette anni, prese posizione in difesa dei diritti inalienabili dell'uomo e innanzitutto di quello alla vita. La sua vocazione letteraria nasce e si costruisce infatti quotidianamente proprio in quel luogo vivo, presente, tangibilissimo che è la realtà circostante.
Antonio e Cleopatra- William Shakespeare Categoria 8: Teatro
Traendo spunto dall'opera di Plutarco e di Appiano, nell'Antonio e Cleopatra Shakespeare mette in scena il conflitto tra ragione storica e ragione umana, tra esperienza d'amore e calcolo politico. Sullo sfondo fastoso e barocco della Roma imperiale, Antonio e Ottaviano incarnano due contrastanti e ambivalenti visioni del mondo, che superano la dimensione storica: corrotto e umanamente spontaneo il primo, esemplare e sprezzante il secondo. Su tutti campeggia Cleopatra, prototipo letterario della duplicità: principessa ammaliatrice e cortigiana d'Oriente ma anche eroina d'amore e donna soggiogata dalla passione, che riconosce nel suicidio l'unica, vera morte onorevole.
Cecità- Josè Saramago Categoria 7: Fantastico (ca.290 pp.)
In un tempo e un luogo non precisati, all'improvviso l'intera popolazione diventa cieca per un'inspiegabile epidemia. Chi è colpito da questo male si trova come avvolto in una nube lattiginosa e non ci vede più. Le reazioni psicologiche degli anonimi protagonisti sono devastanti, con un'esplosione di terrore e violenza, e gli effetti di questa misteriosa patologia sulla convivenza sociale risulteranno drammatici. I primi colpiti dal male vengono infatti rinchiusi in un ex manicomio per la paura del contagio e l'insensibilità altrui, e qui si manifesta tutto l'orrore di cui l'uomo sa essere capace. Nel suo racconto fantastico, Saramago disegna la grande metafora di un'umanità bestiale e feroce, incapace di vedere e distinguere le cose su una base di razionalità, artefice di abbrutimento, violenza, degradazione. Ne deriva un romanzo di valenza universale sull'indifferenza e l'egoismo, sul potere e la sopraffazione, sulla guerra di tutti contro tutti, una dura denuncia del buio della ragione, con un catartico spiraglio di luce e salvezza.
"Il solo mezzo di sopportare l'esistenza è di stordirsi di letteratura" Gustave Flaubert
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