Domenica 17 ci siamo ritrovati per discutere di “Biblioteca sul Monte di Cenere”, romanzo d’esordio di Scott Hawkins. La riunione è iniziata con una brevissima digressione sull’autore, un informatico che prima di questo libro aveva scritto solo manuali per Linux. E forse questa professione ha influenzato la costruzione del romanzo, fatta di tanti pezzi da incastrare assieme nel puzzle complesso che è questa storia.
Si tratta di un romanzo fortemente divisivo, che ha attratto pareri molto positivi, ma anche molto negativi. Forse questi ultimi sono stati numericamente di più.
Un aspetto che un po’ tutti hanno apprezzato è la scorrevolezza della lettura. Nonostante le oltre 500 pagine, tanti l’hanno completato in una settimana o poco più. In particolare, Giorgia ne ha lodato l’aspetto di puro intrattenimento, ma ha ritenuto il libro ben poco memorabile, con il rischio di dimenticarlo in pochi mesi.
Un’altra cosa molto apprezzata è stata proprio la biblioteca, dove tutto lo scibile umano (e non!) è stato categorizzato all’interno di dodici cataloghi, ciascuno dei quali è stato affidato agli studenti di Padre, con la precisa regola di non studiarne più di uno.
Infine la discussione si è spostata su uno dei difetti riscontrati in particolare dal sottoscritto, Antonio, Danilo e altri, ovvero la distanza tra il lettore e i personaggi. Il libro spesso e volentieri racconta eventi che non sono immediatamente comprensibili, ma la cui chiave di lettura viene spostata molto più avanti, quando l’evento stesso è ormai concluso da molto tempo. Ciò comporta che alla fine si comprende la logica di ogni cosa, ma forse troppo tardi.
Giuseppe e Antonio hanno trovato le battute scadenti, da film di serie B, con una comicità forzata.
Non sono mancate però le opinioni positive o estremamente positive. A guidare questo fronte è stata soprattutto Paola, che ha scavato molto a fondo negli eventi del romanzo, ricostruendo con precisione collegamenti e dettagli che ad alcuni di noi erano sfuggiti.
Anche Nicoletta ha espresso un giudizio molto positivo. Diversi hanno concordato con lei nel considerare la sequenza dell’inseguimento dei cani con i due leoni come il momento migliore del romanzo.
Ha anche aiutato il sottoscritto (sempre pessimista) a trovare una visione più positiva della trasformazione di Steve in sole. Quello che io avevo interpretato come una sorta di prigionia distopica destinata a durare migliaia di anni, lei lo ha visto come un epilogo positivo: un nuovo inizio per un protagonista che, dopo tutti i traumi subiti, non avrebbe più potuto continuare a vivere normalmente.
Infine, un argomento che è tornato più volte è stata la presenza di elementi splatter che, pur essendo effettivamente molto diffusi ed espliciti, diversi partecipanti quasi non hanno notato. Forse perché molte di quelle scene non sono caricate di un forte peso emotivo.
Il prossimo appuntamento sarà Domenica 7 con Rebecca – La prima moglie di Daphne Du Maurier.