Nel gruppo di lettura di Perugia, Grifon d’Oro, il mese di aprile 2026 ci ha portati dentro atmosfere dense, disturbanti e profondamente simboliche.
La categoria proposta da Sara era “personaggi straordinari o dotati di poteri o caratteristiche straordinarie”.Il voto ha voluto che, tra le tante proposte, la mia avesse successo: La vegetariana di Han Kang.Ci siamo così introdotti nei meandri di una cultura lontana, quella della Corea del Sud, trasposta in letteratura dall’autrice, che con i suoi testi si è resa spesso portavoce della sua gente, della cultura e delle tradizioni… senza mai indorare troppo la pillola! Le sue opere le hanno valso anche il Premio Nobel per la Letteratura e chi siamo noi per tirarci indietro davanti a tanta risonanza?La vegetariana racconta la storia di Yeong-hye, una donna apparentemente ordinaria che, dopo una serie di sogni violenti e inquietanti, decide improvvisamente di smettere di mangiare carne. Quella che potrebbe sembrare una scelta personale si trasforma ben presto in un gesto radicale, incomprensibile e scandaloso agli occhi della famiglia e della società che la circondano. Attraverso tre diverse voci narranti — il marito, il cognato e la sorella — il romanzo accompagna il lettore in una progressiva frattura dalla realtà, in cui il corpo diventa terreno di conflitto, ribellione e metamorfosi. Yeong-hye, sempre più distante dalle convenzioni umane, sembra cercare una forma di purezza assoluta, fino al desiderio estremo di trasformarsi in qualcosa di altro: una creatura vegetale, libera dalla violenza, dal dolore e dalle imposizioni del mondo.Da qui è nata una discussione ricca di temi e riflessioni differenti. Alcuni lettori hanno evidenziato soprattutto il quadro terreno e drammaticamente psichiatrico dei personaggi proposti: l’alienazione, il disagio mentale, la violenza familiare e sociale, l’incapacità di comprendere chi devia dalle regole condivise.Altri hanno invece proposto una chiave di lettura più onirica e simbolica, leggendo il progressivo distacco dalla realtà della protagonista come un tentativo di liberazione radicale. Yeong-hye smette lentamente di appartenere al mondo umano per raggiungere il suo scopo effettivo: diventare “una pianta”, un albero dalle radici profonde, immerso in una foresta silenziosa e finalmente libero dal dolore e dalle vessazioni subite fin dall’infanzia. Il corpo, nel romanzo, è apparso a molti come il vero campo di battaglia: corpo femminile controllato, desiderato, giudicato, punito; ma anche corpo che tenta una ribellione estrema, scegliendo il silenzio, il digiuno e infine la trasformazione.Ne è emersa una lettura intensa e divisiva, capace però di lasciare un segno profondo in quasi tutti i partecipanti. Perché La vegetariana non consola e non offre risposte semplici: inquieta, spiazza e costringe il lettore a interrogarsi sul confine tra normalità e follia, tra libertà e autodistruzione, tra violenza esterna e desiderio di sparire dal mondo umano.Il finale del romanzo ha suscitato una delle riflessioni più intense dell’incontro. A una prima lettura, la sorte di Yeong-hye potrebbe apparire come una sconfitta totale: una donna fragile che soccombe al peso della società, della famiglia e infine della propria mente, fino ad annullarsi completamente.Per molti di noi, però, quella conclusione è sembrata assumere un significato diverso, quasi catartico. Nel suo progressivo distacco dal mondo umano, Yeong-hye riesce infine a liberarsi di ogni fardello imposto dagli altri: aspettative, violenze, ruoli, desideri altrui. La sua ostinazione nel voler diventare “pianta”, pur estrema e tragica, appare allora come l’ultima forma possibile di autodeterminazione.
Anche la sorella, dopo un lungo e doloroso percorso di analisi e memoria, sembra giungere a una nuova consapevolezza. Nel tentativo disperato di comprendere Yeong-hye, finisce forse per riconoscere la forza della sua scelta, la sua caparbietà e il coraggio radicale di sottrarsi a un’esistenza vissuta sempre nella sofferenza e nella repressione.Così, ciò che inizialmente può sembrare soltanto una dissoluzione, per alcuni lettori si trasforma invece in una forma estrema di liberazione: non una resa, ma una trasfigurazione.
Ed è forse qui che il romanzo ha trovato il suo posto perfetto all’interno della categoria proposta. Quello che inizialmente poteva sembrare “il libro sbagliato nella categoria sbagliata” si è trasformato, una riflessione dopo l’altra, in uno dei suoi esempi più significativi.Perché cosa c’è di più straordinario di una donna che riesce a cambiare la propria vita in modo tanto radicale? Anche senza poteri soprannaturali, Yeong-hye compie una trasformazione assoluta, irriducibile, portata avanti contro tutto e tutti. La sua non è l’eccezionalità eroica dei personaggi fantastici, ma qualcosa di più inquietante e umano: la capacità di rompere ogni schema imposto, fino a ridefinire completamente il proprio rapporto con il corpo, con il dolore e con il mondo.Ed è forse proprio questa radicalità silenziosa ad aver reso La vegetariana uno dei libri più discussi e memorabili del nostro percorso di lettura.
Il prossimo incontro del gruppo di lettura Grifon d’Oro ci porterà invece verso territori completamente diversi, ma altrettanto profondi ed emozionanti.
A maggio discuteremo Fiori per Algernon di Daniel Keyes, scelto per la categoria “letteratura di fantascienza”.
Un romanzo amatissimo, capace di intrecciare scienza, umanità e riflessioni profonde sull’intelligenza, sull’identità e sul bisogno universale di essere compresi e accettati.Unitevi alla nostra lettura!