Nonostante le accuratissime ricerche e la serietà delle fonti bibliografiche, nel libro di Oliver Guez, giornalista francese, vi è molto del romanzesco. Il libro è pieno di notizie, di accadimenti, di intrecci che per lo più si ignorano ancora a distanza di oltre settanta anni dalla liberazione del campo di Auschwitz.
Leggendo però della lunga vita passata in Sudamerica del medico nazista, in mezzo a ricchezze e a ogni genere di confort, praticamente indisturbato, aiutato finanziato fin dal 1949, arrivato a Buenos Aires con documenti falsi, si resta senza parole. Possibile?
Nel febbraio del 1979 nei pressi di San Paolo del Brasile, suo ultimo rifugio, Mengele, molto malato, muore annegato: si è nascosto al mondo, al Mossad, ai cacciatori di nazisti, a Simon Wiesenthal, all'opinione pubblica per oltre trenta anni.
"l'Angelo della morte" è vissuto grazie all'appoggio economico della famiglia, proprietaria di una grossa fabbrica nella città tedesca di Gunzburg.
In Argentina, oltre a Megele si sono rifugiati molti ex gerarchi e mostri responsabili degli eccidi degli ebrei europei, essi sono protetti dal nuovo regime che ha preso il potere: Peron e Evita, si tengono buoni i nazisti e i loro destini si intrecciano, fino a quando l'aria incomincia a cambiare e Mengele troverà rifugio e protezione presso il dittatore del Paraguay.
Impossibile seguire le rocambolesche fughe, i nascondigli, gli stratagemmi che consentono a Mengele di trascorrere lunghi anni travestito da agricoltore, al caldo tropicale di una tenuta dove è ospite sgradito di una famiglia dell'Europa dell'Est, sempre più solo, nevrotico, malato, preda di spaventosi incubi, mai pentito convinto fino alla morte delle sue idee aberranti, della supremazia della razza ariana.
Bel romanzo storico, perfettamente godibile e scritto con semplicità, nel quale il protagonista è sempre lui, Josef Mengele.
Chi vuol farmi compagnia nella lettera?
"ESSERE! ESSERE E' NIENTE. ESSERE E' FARSI".
(Da "Come tu mi vuoi" di Pirandello)