Dopo vari tentativi andati a vuoto, finalmente ce l’ho fatta: ho terminato
Possessione !
Roland Michell, giovane studioso londinese riservato, trova accidentalmente in un libro appartenuto a un poeta vittoriano delle bozze di lettera indirizzata a una donna. Roland credeva di sapere tutto sul suo amato Randolph Henry Ash e invece si ritrova posseduto da questo inaspettato risvolto. Si improvvisa detective, scopre l’entità della destinataria della missiva (un’aspirante poetessa con una stravagante e oscura passione per le favole bretoni) e coinvolge nelle ricerche la collega Maud Bailey, ricercatrice al Centro delle Donne e grande esperta di Christabel La Motte. Ripercorrendo i passi della donna e dell’uomo vissuti un secolo prima, visitando i luoghi dei loro incontri e studiando le opere, i due giovani ricostruiscono e ben presto rivivono una perduta storia d’amore.
Semplice, riassumere la trama in poche righe. Ma mai come in questo caso riduttivo. Perché in realtà essa si frantuma, si nasconde, si confonde e si disperde in mille rivoli, che confluiscono in un fiume di parole in cui il lettore rischia seriamente di annegare. E non tanto per la noia (che qua e là affiora, inutile negarlo), quanto per la difficoltà (ma anche per l'insopprimibile desiderio) di cogliere e sviscerare ogni più segreta allusione e giungere così alla completa comprensione. Che per quanto mi riguarda resta vana, perché la struttura del romanzo è davvero complessa, e la scrittura di Byatt non ne è che il suo riflesso.
Ma una chiave di lettura, fortunatamente, è già insita nel titolo. Nel termine “possessione” non v’è riferimento alcuno al diabolico o demoniaco, ma sull’intera vicenda sentiamo comunque aleggiare una qualche stregoneria o sortilegio, che finisce per rendere i protagonisti vittima di una passione. Passione per una persona, per un oggetto, per uno scritto.
E protagonisti non sono solamente i personaggi del libro, ma anche i suoi lettori, tutti “posseduti” – pagina dopo pagina - da una curiosità sempre più crescente ed incalzante ed invischiati in quella che assumerà i connotati d’una grande spy story dai contorni romantici. “Posseduta”, in un certo senso, è forse infine anche l'autrice stessa del romanzo, capace di alternare - anche all'interno di uno stesso capitolo e senza mai perdere in credibilità - generi letterari così diversi l’uno dall’altro, con conseguente rimodulazione del registro stilistico. Brava, brava davvero!
Se però mi soffermo ad analizzare più a fondo questo sentimento, scopro che questa passione – almeno dal mio punto di vista - è forse più cerebrale che emotiva. Perché mai storia d'amore è stata narrata (e vissuta) in maniera più fredda e distaccata, come se l’appagamento dovesse riguardare solo la sfera intellettiva.
Ed in effetti, giunto all’ultima delle cinquecento e passa pagine, mi guardo indietro orgoglioso e soddisfatto d’essere venuto a capo dell’intera matassa e con infinita ammirazione contemplo l’opera che Byatt ha saputo costruire sotto i miei occhi. Ma in tutto questo, non c’è quasi mai stato un momento in cui il mio cuore abbia sussultato. E in "una storia romantica", è un dettaglio che non può essere trascurato.
Voto: 8,5