Non sapevo ne avessero fatto una serie TV (non ne guardo), né conoscevo l’autore, che pure ora so aver ispirato – con le sue opere - film di un certo rilievo. E’ stato dunque piuttosto casualmente che mi son ritrovato a leggere La regina degli scacchi, di W. Tevis.
Scritto nel 1983, il libro consta di 377 pagine, che scorrono senza difficoltà alcuna e che parlano di una bambina che, in un orfanatrofio assai simile a quello di Qualcuno volò sul nido del cuculo , scopre di possedere un’autentica passione e un vero talento per il gioco degli scacchi. Talento di cui s’avvarrà per vincere, ancor giovanissima, svariati tornei nazionali e, contro ogni pronostico, anche il titolo mondiale, battendo in finale, uno dopo l’altro, i migliori giocatori sulla piazza.
Parrebbe una di quelle storie di riscatto sociale e personale a stelle e strisce che piacciono molto agli americani e che solleticano la nostra fantasia. L’introduzione tuttavia avverte che l’ascesa di Beth Harmon – la protagonista del libro – sembra per molti versi ricalcare quella reale di Bobby Fischer, campione del mondo 1972.
Ma come per Bobby, anche per Beth la vita – al di fuori degli scacchi – non è che sia tutta rose e fiori. Anzi: diciamo che anche il gioco stesso – portato a certi livelli - finisce per assumere i contorni dell’ossessione, ingigantendo le paure, obnubilando la mente, paralizzando le emozioni.
Resta il fatto che gli scacchi abbiano - almeno nel caso di Beth - un potere soprattutto salvifico. E tutto sommato anche avvincente: nonostante delle mosse descritte capissi ben poco (conosco a malapena i movimenti base dei vari pezzi), le partite raccontate mi sono sembrate anche emozionanti.
Molti lettori, cui il romanzo è piaciuto, hanno sottolineato questo aspetto. Forse la nota dolente sta in una certa ripetitività dello schema narrativo, che alterna tornei e partite ad assunzioni di farmaci e alcolici. Non si può dire nemmeno che cambino molto gli scenari, che sono scantinati, palestre o sale d’albergo; un po’ più di varietà la si ritrova forse nella tipologia degli avversari, che però nella maggior parte dei casi si riducono a fare - al massimo - un paio di comparsate.
Insomma, per quanto mi riguarda: lettura piacevole, ma non indimenticabile. Della serie Tv, ripeto, non saprei che dire: ma ho letto il topic che avete aperto nella Piazzetta e mi ritrovo nel commento lasciato da Federico.