Dopo i primi due romanzi: “La strada del Donbas” e “Mesopotamia”, Zadan si conferma con questo romanzo che conclude la trilogia dedicata al conflitto nel Donbas, come una delle voci più importanti dell’odierna letteratura ucraina.Non troverete schieramenti politici in questo libro terribile e poetico al tempo stesso. L’unica contrapposizione è tra la vita e la morte. Non ci sono eroi: il protagonista principale è un civile, uno che diresti un perdente, Pasa, uno che non si schiera (e non sapremo mai da che parte sta), che si tiene stretto il suo titolo professionale, insegnante, come un mite lasciapassare. Il nipote è l’altro protagonista, il ragazzo che Pasa decide controvoglia di andare a recuperare da un convitto scolastico che si trova in una città in piena scena di guerra.Nel suo viaggio Pasa incontrerà vari personaggi, una umanità scarna, essenziale, coraggiosa, talora assurda. Ma non c’è alcun realismo magico in questa opera che non si può fare a meno di leggere, e leggere fino a che non si arriva alla fine. Non è un racconto di guerra, ma un romanzo di persone, di gente qualunque, il cui unico orizzonte è cercare di rimanere in vita. Perché la guerra non la fanno gli eroi, ma la gente. Persone che diventano come animali braccati, dalla paura e dal nemico, altre persone con altrettanta paura.La critica elogia molto lo stile di Zadan, pieno di metafore e di passi poetici. Non ho gli strumenti per giudicare l’originale, ma credo che le due traduttrici, Giovanna Brogi e Marianna Prokopovyč, abbiano fatto uno splendido lavoro, perché il romanzo ti afferra e non ti lascia sfuggire. Ad un certo punto ti senti lì, sai che saresti come Pasa, e sai che penseresti alle stesse cose.“Avanzano così per un po’, alla cieca. La paura è una sostanza invisibile ma travolgente: anche se non vedi alcun pericolo reale e intorno è tutto tranquillo, nonostante nel cielo baluginano riflessi metallici, la sola idea di essere nel mirino di qualcuno e di poter saltare in aria in qualsiasi istante, indipendentemente dai colori che si muovono nel cielo, basta a rendere la situazione sgradevole, vorresti stare lì con gli occhi chiusi e contare, diciamo, fino a cento, finché tutti i mostri circostanti non se ne siano andati.”Per me uno dei migliori romanzi letti negli ultimi mesi.