La tragica fine di April forse è la logica conclusione di una vita vissuta all’apparenza ma non “vissuta” nel vero senso del termine. Una vita non scelta, non voluta come quella del figlio che porta in grembo, un bambino che Frank le vuol far tenere soltanto perché lui non ha il coraggio di dirle che non vuole partire per Parigi, che non conosce il francese ed altri molti “non”….. perché molto spesso ci si nasconde dietro una vita tranquilla ma dentro di noi sappiamo che non è quello che vogliamo, semplicemente è troppo difficile provare a cambiare, fare un salto verso l’ignoto. Secondo me, è questo il messaggio di Yates e lo esprime bene quando descrive il momento in cui April si procura l’aborto: La tragica fine di April forse è la logica conclusione di una vita vissuta all’apparenza ma non “vissuta” nel vero senso del termine. Una vita non scelta, non voluta come quella del figlio che porta in grembo, un bambino che Frank le vuol far tenere soltanto perché lui non ha il coraggio di dirle che non vuole partire per Parigi, che non conosce il francese ed altri molti “non”….. perché molto spesso ci si nasconde dietro una vita tranquilla ma dentro di noi sappiamo che non è quello che vogliamo, semplicemente è troppo difficile provare a cambiare, fare un salto verso l’ignoto. Seconda me, è questo il messaggio di Yates e lo esprime bene quando descrive il momento in cui April si procura l’aborto:
… non aveva più bisogno di alcun consiglio né di alcuna istruzione. Era calma e tranquilla, ora, sapendo quel che aveva sempre saputo, quello che né i suoi genitori né zia Claire né Frank né chiunque altro avevano mai dovuto insegnarle: che se si vuol fare qualcosa di assolutamente onesto, qualcosa di vero, alla fine si scopre sempre che è una cosa che va fatta da soli.
Perché è vero, le scelte della vita vanno compiute da soli. Le scelte che ci faranno cambiare direzione, potrà essere una scelta giusta o sbagliata ma se le facciamo vivremmo sempre una falsa felicità, una vita “non vissuta”.
"Leggendo non cerchiamo idee nuove, ma pensieri già da noi pensati, che acquistano sulla pagina un suggello di conferma"
(Cesare Pavese, Il mestiere di vivere)