Cari amici de Il club del Libro,
eccomi anche io a commentare il libro che ho terminato questo pomeriggio.
Innanzitutto mi preme fare una premessa: ho scoperto "letterariamente" Simenon solo pochi anni fa, quando per caso lessi uno dei suoi capolavori (forse il più noto),
La camera azzurra, e da allora mi innamorai dell'introspezione psicologica che questo autore belga compie ogni volta nei suoi "romanzi duri", come amava definirli lui stesso, e che spesso e volentieri mi offrono degli spunti di riflessione maggiori di quelli nei quali è presente la figura del Commissario Maigret.
La verità su Bebè Donge non fa eccezione: non è la storia a trovarsi al centro del racconto, quanto piuttosto il logorio psicologico che pervade i suoi protagonisti dalla prima all'ultima pagina.
Ho trovato estremamente interessante il punto di vista adottato da Simenon: il suo calarsi nella parte della vittima, il cercare di comprendere le motivazioni di una persona che vista dall'esterno può apparire folle... Insomma, Simenon dà prova ancora una volta di avere una visione del mondo molto attuale: quante volte, infatti, capita di ascoltare con sconcerto vittime che si trovano a giustificare i loro carnefici (prova più celebre ne sia la sindrome di Stoccolma)?
In quest'opera più che una giustificazione, però, io ho trovato un forte tentativo di comprensione, un rispetto e (cosa assai apprezzabile) il rifiuto da parte del marito di giudicare un essere vivente che agli occhi del mondo è dapprima una specie di santa, per poi essere etichettata come un mostro.
Non è il miglior Simenon che ho letto sinora, tuttavia ho sottolineato diverse frasi che mi hanno profondamente colpita ed ho ritrovato (come sempre) un autore le cui righe costituiscono per me un rifugio sicuro quando non riesco ad interpretare quello che mi circonda: Simenon è una sorta di "vocabolario" delle emozioni e dei pensieri delle persone, uno psicologo ante litteram così bravo da non avere eguali in nessun altro autore sul quale mi sia capitato di posare gli occhi sinora.
Voglio lasciar decantare ancora qualche giorno quest'opera, per poi immergermi nuovamente in un altro romanzo duro di questo fine autore belga.
Scusatemi se mi sono dilungata (al solito) senza ritegno, ma la buona letteratura costituisce un richiamo irresistibile per me

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Buon 1 maggio a tutti e buona serata.
Ilaria