Corruzione e
omertà. Sono queste le due parole che secondo me riassumono la trama di questa "storia semplice" che Leonardo Sciascia ci racconta ambientandola nella sua Sicilia e che ho scelto di leggere qualche giorno fa dopo aver letto la recensione pubblicata sul nostro sito (
www.ilclubdellibro.it/recensioni/u/1101-...storia-semplice.html
).Una storia in cui i forti, ovvero le autorità, sono collusi e si proteggono le spalle a vicenda ed in cui i meno forti, pur avendo evidenza di soprusi, alzano le spalle indifferenti e continuano per la propria strada, senza denunciare. Una storia che racconta la realtà di una regione oppressa dalla mafia ma che in questo caso resta latente ma si percepisce.Concordo con quanto dice Emiliano nel suo commento. Viene meno il concetto di giustizia e di fiducia nelle istituzioni. Colui che si gira dall’altra parte infatti fa rammaricare di più di chi è corrotto perché trasmette paura e arrendevolezza. Come dice Claudia nella sua recensione, è un atteggiamento che lascia l’amaro in bocca.In una lettera che Italo Calvino scrisse a Leonardo Sciascia (con cui era solito avere continui scambi epistolari, oggi anche racchiusi in un libro dal titolo "L'illuminismo mio e tuo" edito da Mondadori) in merito a
Il giorno della civetta scrisse:
Sai fare qualcosa che nessuno sa fare in Italia: il racconto documentario, su di un problema, dando una compiuta informazione su questo problema, con vivezza visiva, finezza letteraria, abilità, scrittura sorvegliatissima, gusto saggistico quel tanto che ci vuole e non più, colore locale quel tanto che ci vuole e non più, inquadramento storico e nazionale e di tutto il mondo intorno che ti salva dal ristretto regionalismo, e un polso morale che non viene mai meno. Si legge di un fiato.Credo che questa definizione possa calzare a pennello anche a questo piccolo libro di Sciascia.