Ho deciso di leggere per la challenger letteraria questo testo per la sezione “teatrale” perché non conoscevo Garcia Lorca sotto questo punto di vista ma solo come poeta (che consiglio vivamente, poesie che parlano d’amore e passione ma sotto un punto di vista drammatico come quest’opera).
Avevo letto la trama del testo per cui sapevo che era un’opera “al femminile” in cui tutte le protagoniste sono donne. Questa madre che rimane vedova dopi un matrimonio infelice, che più che essere chiusa nel suo dolore per la perdita è succube dell’opinione dei vicini e prigioniera dell’idea comune di “purezza femminile”. Sarà che personalmente non ho mai sopportato e capito i pregiudizi, nonostante ritengo che tutti ne abbiamo, in quanto ci limitano nel libero giudizio sulle azioni e sulle persone che possiamo conoscere nella vita ma questo personaggio mi diventa sgradevole alla prima sua apparizione. Sicuramente lo scopo di Lorca era proprio questo, renderci insopportabile la madre e quello che la chiusura mentale che essa rappresenta, ci fa entrare in questa casa in cui la nonna pazza (ma lo è veramente oppure è l’unica che con le sue parole afferma la verità su figli ?!) e le figlie sono rinchiuse tra le mura domestiche.
Ho apprezzato molto il personaggio di La Ponzia, il suo acume nonostante sia una serva (come viene definita sul testo) e la sua lingua tagliente. Fra tutte riporto la sia considerazione sul matrimonio:
“……A voi che siete zitelle vi conviene sapere, comunque, che dopo quindici giorni di matrimonio l’uomo abbandona il letto per la tavola, e poi la tavola per l’osteria; e la moglie che non si rassegna marcisce piangendo in un angolo”.
Tutto il secondo atto gira attorno allo scontro tra le sorelle che sono gelose perché Angustias sarà presto sposa e loro rimarranno zitelle in quella casa “convento” come la definisce La Porzia. La figura di Pepe, futuro sposo che però non appare mai in scena fisicamente, unico uomo in un’opera di donne rappresenta la corruzione che penetra in questo mondo chiuso pieno di pregiudizi ma in cui si sognano i mietitori accaldati al sole mentre non si possono neppure aprire le imposte per non essere viste all’esterno. Un susseguirsi di brevissime battute in cui emergono i caratteri delle singole protagoniste, tra cui emerge la giovane ed appassionata Adele.
Lo stesso scrittore lascerà scritto in merito a questo dramma “ho soppresso molte cose in questa tragedia, molte canzoni facili… voglio che il lavoro possegga severità e semplicità”, ritengo che in queste parole traspiri il suo messaggio come nelle battute finali in Bernarda continua a sostenere le sue idee davanti al corpo senza vita di Adele morta “vergine”.
"Leggendo non cerchiamo idee nuove, ma pensieri già da noi pensati, che acquistano sulla pagina un suggello di conferma"
(Cesare Pavese, Il mestiere di vivere)