Approfitto dell'anniversario della nascita del mio scrittore preferito per riportare qui alcune considerazioni su una raccolta di sue lettere che ho letto qualche tempo fa e che si trova qui:
www.ibs.it/con-pieno-spargimento-di-cuor...ardi/e/9788898038046
Le lettere si riferiscono a diversi periodi della vita di Leopardi e sono accompagnate da introduzioni che ne spiegano il contesto. Io le ho trovate stupende prima di tutto per come sono scritte: letteratura ai massimi livelli, ricchezza ed espressività del linguaggio, fluidità del discorso che io francamente non trovo in nessun altro autore, perlomeno tra i moderni.
In secondo luogo, mi sono piaciute molto per il contenuto. Le lettere, rivolte a parenti o amici, sono spesso piccole trattazioni filosofiche (cosa su cui lo stesso Leopardi scherza con gli interlocutori), che prendono spunto da eventi reali. Ad esempio, per consolare la sorella da una delusione amorosa, Leopardi le scrive:
"l
a speranza è una passione turbolentissima, perché porta con sè necessariamente un grandissimo timore che la cosa non succeda. (…) se noi non acquistiamo un poco d’indifferenza verso noi stessi, non possiamo mai, non dico esser felici, ma neppur vivere. (…) altrimenti, anche andando le vostre cose a vele gonfie, vi martirizzerete da voi stessa in modo, che prima d’ottenere quello che avrete sperato, sarete passata per un vero purgatorio".
Poco prima le aveva scritto: "
la felicità e l’infelicitá di ciascun uomo (esclusi i dolori del corpo) è assolutamente uguale a quella di ciascun altro, in qualunque condizione o situazione si trovi questo o quello. E perciò, esattamente parlando, tanto gode e tanto pena il povero, il vecchio, il debole, il brutto, l’ignorante, quanto il ricco, il giovane , il forte , il bello, il dotto: perché ciascuno nel suo stato si fabbrica i suoi beni e i suoi mali; e la somma dei beni e dei mali che ciascun uomo si può fabbricare, è uguale a quella che si fabbrica qualunqu’altro".
In omaggio a questo Club, riporto anche un passo di elogio della "inutile" letteratura rispetto alle altre discipline (quanto spesso si sente, anche da parte di politici, che la scuola deve formare lavoratori e trasmettere nozioni utili): "
umilmente domando se la felicità de’ popoli si può dare senza la felicità degl’individui. I quali sono condannati alla infelicità dalla natura, e non dagli uomini né dal caso: e per conforto di questa infelicità inevitabile mi pare che vagliano sopra ogni cosa gli studi del bello, gli affetti, le immaginazioni, le illusioni. Così avviene che il dilettevole mi pare utile sopra tutti gli utili, e la letteratura utile più veramente e certamente di tutte queste discipline secchissime".
Infine, le lettere mostrano alcuni aspetti della vita e della personalità di Leopardi, a partire dall'insofferenza verso il padre e l'ambiente di Recanati e soprattutto una cosa che avevo notato anche nelle lettere di Van Gogh e che mi colpisce molto: la consapevolezza, direi quasi la certezza, di essere destinato a qualcosa di grande.