Storia di un gatto e del topo che diventò suo amico è il secondo volume della "Trilogia dell'amicizia" di Luis Sepúlveda. Onestamente è un po' inferiore a
Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare, ma anche questo racconto è denso di buone emozioni e c'è da imparare.
La storia è questa: Max e Mix sono inseparabili, uno è umano e l'altro è un gatto. Si parte da Max bambino che, man mano, diventa adulto e va a vivere da solo, finisce gli studi, inizia a lavorare e in tutto questo il gatto Mix è sempre con lui, seppur passi molte ore da solo. Mix è un gatto che ama la libertà quindi, quando Max va a vivere da solo, il ragazzo fa installare una sorta di botola sul soffitto affinché Mix possa uscire.
Gli anni, però, passano anche per Mix, che purtroppo diventa cieco e rinuncia così ai suoi giri fuori dall'appartamento. Un giorno sente un rumore in dispensa: è un topo messicano, che successivamente verrà chiamato Mex, che cerca di raggiungere dei cereali perché ha fame. I due diventeranno amici e il topo verrà accettato anche da Max. Mex, da bravo amico, guiderà "visivamente" Mix e i due faranno scorpacciate di passeggiate sui tetti: uno riuscirà a guardare il mondo circostante, l'altro ritroverà la sua libertà.
La trama è piuttosto semplice, come si può notare, ma il bello di questo racconto è l'accettazione della vecchiaia come parte naturale del percorso di vita di ognuno di noi. Max non si dispera, è chiaramente triste per il suo gatto, ma accetta la situazione e decide di non fare cambiamenti in casa affinché Mix possa sfruttare la sua memoria per orientarsi e non farsi male. L'altra accettazione che mi è piaciuta molto è sulla diversità: Mix e Mex, gatto e topo, dovrebbero essere nemici in teoria, eppure diventano amici rapidamente e accettano l'uno la diversità dell'altro: Mix, come ho già detto, è cieco, mentre Mex è messicano e quindi diverso rispetto agli altri topi.
E' una lettura di meno di 100 pagine, adatta anche per adulti, per ritrovare un po' di tenerezza e buoni sentimenti, ma anche per capire (e ricordare) che le diversità possono essere fonte di arricchimento.