La prima riflessione che ho fatto leggendo il libro è stata legata ad alcuni aspetti che mi ricordavano un altro libro:
1) protagonista molto giovane
2) il legame con il nonno
3) il disturbo post traumatico da stress
4) l'uso delle foto in modo inscindibile dal testo
Mi ha fatto pensare ad un altro best seller che avevo letto: "molto forte incredibilmente vicino" di Jonathan Safran Foer, non so se qualcuno ha avuto questa prima impressione.
Vorrei anche precisare che fino a buona parte del libro non sapevo di avere in mano un fantasy ed ero affascinato dalla tematica legata alla seconda guerra mondiale ed ai misteri del nonno.
Ammetto di aver guardato il retro della copertina e scoperto che era un fantasy solo quando la narrazione è cominciata ad assumere connotati "irreali".
Nonostante l'attimo di smarrimento (l'ho ammesso anche al raduno, non sono il più grande fan dei fantasy) ho continuato a leggere con piacere il libro e l'ho trovato scorrevole e in taluni punti (il morto che viene riportato in vita per testimoniare, il terapeuta che invece era il "cattivo") molto ben scritto.
Sebbene il mio parere sia positivo e verrei anche volentieri al cinema con voi a vedere il film di Tim Burton devo ammettere che la più grande forza del libro, le foto, siano state a volte l'origine delle sue pecche.
La relazione Vacui/Spettri e la trasformazione di Vacui in Spettri mi è sembrata affrettata, forzata, come quasi legata più al voler usare la foto dell'uomo senza pupille che non per motivi funzionali alla trama. (E potrei citare vari altri esempi).
Anche alcune foto iniziali, riviste con l'occhio di chi legge diventano incoerenti col racconto (l'uomo con la "bocca" dietro che poi è invece la bambina con i boccoli biondi).
Positivo e filosofico persino la descrizione degli anelli temporali, della pericolosità di uscirne, non lo era ma mi è sembrata una metafora degli uomini che si sentono illusoriamente liberi e padroni della propria vita e sono invece prigionieri del loro tempo, delle mode, delle leggi, del pensiero di un momento e di un luogo.
Tornando al libro penso sia stata una sensazione comune avvertire il finale come affrettato, io ho quasi percepito la stanchezza dell'autore ed il suo desiderio di concludere il libro. Magari è stata solo una impressione, io sono più per i finali lenti e riflessivi (es. I Miserabili di Hugo).
Complessivamente un buon libro da leggere per l'emozione della trama ma che lascia qualche perplessità.
Alfredo.
“Noi non siamo che copertine di libri, il cui solo significato è proteggerli dalla polvere.”
- Ray Bradbury, Fahrenheit 451