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Discussione La campana di vetro di Sylvia Plath - Maggio 2017

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28/05/2017 17:48 - 28/05/2017 17:57 #31118 da Katya
Apro la discussione, che avverrà con commenti sul libro letto dopo l'incontro del gruppo per chiunque non abbia avuto modo di essere presente, e che per adesso sia solo un piccolo approfondimento del Libro del Mese di Maggio 2017 del Gruppo di Lettura di Catania La marcia degli elefanti:
La campana di vetro di Sylvia Plath


Sylvia Plath è stata una poetessa e scrittrice statunitense, conosciuta per le sue poesie ma anche per il romanzo semi-autobiografico La campana di vetro, sotto lo pseudonimo di Victoria Lucas. La protagonista del libro, Esther Greenwood, è una brillante studentessa che inizia a soffrire di psicosi durante un tirocinio presso un giornale di moda newyorkese. La trama ha un parallelo nella vita di Plath, che ha trascorso un periodo presso la rivista femminile Mademoiselle, successivamente al quale, in preda a un forte stato di depressione, ha tentato il suicidio. I nomi di luoghi e persone sono stati cambiati per evitare oltraggi. Tuttavia, dopo il suicidio di Sylvia, il romanzo fu pubblicato con il suo vero nome, il che causò grande offesa. Una donna ritratta nel libro come "Joan" vinse il processo che riconobbe che il romanzo la etichettava ingiustamente come omosessuale.

Assieme ad Anne Sexton, Plath è stata l'autrice che più ha contribuito allo sviluppo del genere della poesia confessionale. La scrittrice per lunghi periodi della sua vita ha tenuto un diario, di cui sono state pubblicate le numerose parti sopravvissute. Parti del diario sono invece state distrutte dall'ex-marito. Morì suicida all'età di trent'anni.

La campana di vetro ha come protagonista Esther che ha un fidanzato, Buddy Willard, cui è diagnosticata una tubercolosi ed è mandato in un sanatorio. Esther si dimena per affrontare con successo la sua vita a New York e in seguito torna a vivere con sua madre.Diventa sempre più depressa, e non riesce più a dormire; consulta uno psichiatra che subito le raccomanda un'elettroshockterapia. Dopo questa esperienza, Esther fa diversi tentativi di suicidio, l'ultimo e più serio dei quali alla fine del tredicesimo capitolo. Ricalcando il vero tentativo di suicidio di Sylvia Plath, Esther lascia un appunto dicendo che farà una lunga passeggiata, scivola in cantina e ingoia quasi cinquanta pillole soporifere. Sopravvive; è poi mandata in un istituto psichiatrico, facendo, nel frattempo, altre amicizie, ed è risottoposta a un'intensa terapia elettroconvulsivante. Esther perde la sua verginità con Irwin, un professore di matematica, nel capitolo diciannove, verso la fine del libro, patisce un'inverosimile emorragia ed è ricoverata in un ospedale.

Il libro è pervaso dall'ironia. Esther esprime continuamente il suo odio verso i bambini e come desidera non averne mai nessuno—benché quasi all'inizio del romanzo, mentre comincia la narrazione, fa, en passant ed enigmaticamente, menzione di staccare una stella marina di plastica da una custodia per occhiali, "per farci giocare il bambino"; tuttavia, Sylvia Plath ebbe veramente dei figli con il poeta inglese Ted Hughes. Ci sono anche dei collegamenti tra la vita dell'autrice e i Rosenberg. Sylvia fu sottoposta ad elettroshock, e i Rosenberg furono giustiziati sulla sedia elettrica; quando si suicidò, lasciò i suoi due bambini, proprio come i Rosenberg.

Alcuni critici hanno collegato il libro ad una versione femminile de Il giovane Holden (The Catcher in the Rye) di J. D. Salinger.

Fonti Wikipedia Sylvia Plath
Fonti Wikipedia La campana di vetro

Per acquistarlo


Un libro dev'essere un'ascia per il mare ghiacciato che è dentro di noi.
Ultima Modifica 28/05/2017 17:57 da Katya.

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06/07/2017 08:25 #31606 da Bibi
Ieri sera ho terminato la lettura di questo libro che dovevo recuperare. Come sapete quando è stato scelto come libro del mese del gruppo di lettura, già dalle primissime pagine sapevo che non era il momento adatto per questa lettura. L'ho ripreso in mano la settimana scorsa e l'ho letto con molto piacere nonostante sia una storia piena di tristezza e dolore.
Vi invito quindi a riprovarci quando avrete voglia di affrontare una lettura pesante ma soddisfacente. E per pesante non intendo il tipo di scrittura, ma il tema trattato e il significato del libro. Il testo in realtà scorre velocemente... almeno per me! :laugh:

Il libro mi è piaciuto soprattutto dalla seconda parte in poi, e cioè da quando Esther, non all'improvviso, ma dopo tanti piccoli, minuscoli, all'apparenza insignificanti episodi, si lascia vincere della depressione.
Sappiamo che nel libro ci sono passi autobiografici come il suicidio. Mentre leggevo del suicidio continuavo a pensare come si sentisse l'autrice a mettere nero su bianco la sua personale esperienza e com'è rivivere attimo dopo attimo dei momenti così brutti. Di conseguenza durante tutta la lettura ho pensato più a Sylvia che a Esther.

Ho segnato alcune frasi, ve le scrivo. :)

- La gente era fatta di niente come la polvere, e non riuscivo a capire come curare tutta quella polvere dovesse essere meglio che scrivere poesie, che la gente avrebbe ricordato e ripetuto a se stessa quando fosse stata infelice, con lo stomaco in disordine e l'insonnia. (Capitolo V)

- Se non ci si aspetta niente da chiunque, non si rimane mai deluse. (Capitolo V)

- Quello che vuole un uomo è una compagna e quello che vuole una donna è una sconfinata sicurezza. (Capitolo VI)

- Il silenzio si ritirò mettendo a nudo ciottoli e conchiglie e tutto il fallimento della mia vita: poi, sull'orlo della visione, si raccolse su se stesso e in una gigantesca ondata mi travolse sprofondandomi nel sonno.(Capitolo XIII)

- Tirai un profondo sospiro e ascoltai il vecchio canto del mio cuore: "Io sono, io sono, io sono". (Capitolo XX)

Katya, se vuoi puoi aggiungere l'ultima frase nel nostro quaderno a mio nome! :)
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06/07/2017 10:51 #31609 da Claudia1221
Anche a me il libro mi ha trasmesso moltissimo, ho trovato l'argomento molto attuale e interessante. Il mondo della depressione è purtroppo ancora poco conosciuto e molto sottovalutato. Piccoli segni, se colti in tempo, potrebbero essere fondamentali per aiutare una persona che ne ha bisogno. Il fatto che una donna che ha il futuro davanti, riesca a farsi vincere da questa malattia maledetta, deve far pensare. La campana di vetro secondo me è riuiscita a far comprendere la fragilità dell'animo dell'autrice e apprezzo moltissimo il fatto che lei abbia messo nero su bianco la sua esperienza. Leggendo è emersa fortemente l'incapacità della famiglia di sostenerla, ma non per mancanza di volontà ma per la totale impreparazione ad affrontare la malattia.

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"Fino al giorno in cui mi minacciarono di non lasciarmi più leggere, non seppi di amare la lettura: si ama, forse, il proprio respiro?"
Harper Lee, Il buio oltre la siepe .
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07/07/2017 15:38 #31643 da max
Scrivo in ritardo questo post perchè ci ho pensato su per un po' su cosa ne pensavo veramente.
Giudicare questo libro per me è molto difficile, perchè contiene parti autobiografiche della vita di una ragazza depressa che si è suicidata subito dopo che il libro è stato pubblicato.

Mi sembrerebbe come prendere a calci uno zoppo e rimproverargli che è colpa sua se è storpio.
Mi sembrerebbe come sparare cannonate sulla croce rossa.
Insomma giudicarlo o giudicare gli eventi sarebbe come giudicare lei , non me la sento e sarebbe una cosa molto triste.

Però alcune volte mi sono chiesto "come mai si pone ancora fisime così banali (pippe mentali in gergo) alla sua età?", chissà forse se non si fosse suicidata e fosse cresciuta le avrebbe superate.

Comunque le va riconosciuto il coraggio di aver scritto e pubblicato i suoi pensieri più intimi, cosa non facile.

Usare la categoria "è un libro triste, è un libro allegro" secondo me non si può portare come qualcosa per giudicare il libro, sarebbe come giudicare il bianco perchè è bianco, il viola perchè è viola.
Può servire come avvertimento, se non vi piacciono le cose tristi, o il bianco o il viola, allora non leggetelo. Fine.

Quindi dirò le impressioni che mi ha dato.
Lo stile di scrittura non è complicato, in alcune parti è un po' poetico/onirico e potrebbe risultare pesante/incomprensibile ad alcuni, sono comunque poche, ma ben rappresentate, come quando si ritrova al cimitero sulla tomba del padre ( allegria, lo so ), solo un paio di situazioni invece le ho trovate esagerate , come la parte finale, le quali mi sembra poco probabile siano andate veramente così nella realtà .

Alcune considerazioni su quello che la circondava le ho trovate acute, altre divertenti.

insomma globalmente il mio giudizio è positivo.

I libri hanno gli stessi nemici dell'uomo: il fuoco, l'umidità, il tempo e il proprio contenuto.

Il tempo per leggere, come il tempo per amare, dilata il tempo per vivere.

Chi brucia i libri, presto o tardi arriverà a bruciare esseri umani.

La cultura non è per tutti, ma solo per chi la vuole.
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07/07/2017 16:26 #31644 da Katya
La parte finale per me Max è stata poco chiara e ho letto in giro una chiave di lettura che mi ha aiutato a capire meglio ma che alla fine non rispecchia con la realtà della scrittrice purtroppo.
Non posso usare lo spoiler quindi evito di scendere in dettagli, ma chi lo ha letto mi capirà, la fine dell'una è la fine della negatività e la rinascita della positività nell'altra, finale positivo pensandoci.

Io ho trovato molto in questo libro, che alle volte è vero può risultare confuso, ma con mille spunti di riflessione. Questa donna che si ritrova a poter avere tutto inizia a sentire il peso della responsabilità e del crescere e si capisce benissimo che non è pronta per affrontare tutto ciò e la sua reazione è stata quella di annegare in sé stessa invece di reagire.
Ora non ricordo tutti gli spunti di riflessione che mi diede ma ricordo sicuramente le domande poste sul perché una donna debba essere costretta molte volte a scegliere se essere madre o donna in carriera. In questo libro oltre a trovare questa donna depressa ci sono molte di queste differenze tra uomo e donna che portano a spunti di riflessione.

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07/07/2017 20:59 #31664 da kers
Io ho letto il libro più di una volta, ma anni fa. Quello che ricordo è che la prima volta non vedevo l'ora di leggerlo, perché in genere amo i libri che mi trasmettono dolore (è una cosa un po' malata da dire, ma tant'è) ed ero sicura che questo mi sarebbe piaciuto un sacco, invece non è successo. Ricordo di aver pensato che era piatto più che doloroso, ma che in fondo era giusto così perché la depressione è quasi più piattume che dolore.
Non ricordo se poi l'ho riletto una o due volte, fatto sta che la mia idea non è cambiata. Il dolore non sono riuscita a percepirlo; ho percepito apatia e rassegnazione che, volendo, sono comunque emozioni dolorose, ma il dolore vero e proprio è un'emozione viva, queste due sono morte o almeno moribonde.
Ad ogni modo era già da un po' nella mia lista dei libri da rileggere, quindi magari aggiornerò in seguito il mio commento.
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Avatar di Mrosaria Mrosaria - 31/12/2025 - 17:19

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