Se una volta il capitale era impaziente di assorbire quantità sempre crescenti di lavoro, oggi reagisce nervosamente alla notizia che la disoccupazione è in calo; e attraverso i suoi plenipotenziari delle Borsa premia le imprese che licenziano personale e tagliano il numero dei posti di lavoro.
Oggi si preme per smantellare l'abitudine a un lavoro permanente, continuo e regolare, distribuito su orari lunghi; che altro può significare lo slogan del <<lavoro flessibile>> ?
Bisogna fare in modo che i lavoratori - questa è la strategia raccomandata - dimentichino, non imparino, quanto l'etica del lavoro, nei giorni epici dell'industria moderna, voleva insegnare loro.
Il lavoro può diventare davvero <<flessibile>> solo se i lavoratori, quelli di oggi e di domani, perdono le abitudini apprese nel lungo addrestramento quotidiano al lavoro, se perdono i turni di ogni giorno, il posto fisso e la continuità di rapporti tra i colleghi ; solo se si astengono dallo sviluppare capacità professionali inerenti al loro attuale lavoro ( o ne vengono impediti) e rinunciano ad alimentare morbose fantasie sui diritti e le responsabilità di un lavoro inteso come proprio.
Durante la riunione annuale , tenutasi nel settembre 1997 a Hong Kong, i diridenti del Fondo monetario internazionale e della Banca Mondiale hanno criticato severamente i metodi usati in Gemania e in Francia per creare maggiore occupazione, considerando tali sforzi come contrari alla linea delle <<flessibilita del mercato del lavoro>>.
Quest'ultimo richiede, secondo loro, l'abrogazione delle norme che proteggono il lavoro e delle remunerazioni che gli siano <<troppo favorevoli>>, lo smantellamento di qualsiasi <<distorsione>> che si frapponga alla più dura competitività, e impone ancora di vincere le resistenze che la manodopera esistente esercita contro la perdita dei <<privilegi>> da essa acquisiti, ossia di qualsiasi fattore che favorisca la stabilità dell'impiego e la protezione del posto di lavoro e quindi del relativo reddito. *
I lavoratori devono disimparare l'impegno, duramente appreso, a lavorare e il loro attaccamento emotivo, faticosamente conquistato, al posto di lavoro, così come devono dismettere il coinvolgimento personale nel futuro dell'impresa cui appartengono.
*Rapporto della riunione di Hong Kong di Serge Marti, Le FMI critique les mèthodes anti-chòmage de Bonn et Paris, in <<Le Monde>>, 19 settembre 1997
Il tutto tratto da :
Dentro la Globalizzazione, di Zygmunt Bauman, scritto nel 1998.
I libri hanno gli stessi nemici dell'uomo: il fuoco, l'umidità, il tempo e il proprio contenuto.
Il tempo per leggere, come il tempo per amare, dilata il tempo per vivere.
Chi brucia i libri, presto o tardi arriverà a bruciare esseri umani.
La cultura non è per tutti, ma solo per chi la vuole.