Buongiorno amici lettori,Oggi, continuiamo la nostra serie dedicata a James Fenimore Cooper con
La spia (1821), che fu il vero primo romanzo di Cooper. Dico “vero” primo romanzo perchè in realtà già un anno prima, Cooper fece un tentativo di esordire nel mondo letterario con un romanzo sentimentale chiamato
Precaution (1820). Per la cronaca, Cooper pubblicò questo romanzo dopo una specie di scommessa con sua moglie : egli infatti trovava che quest’ultima passasse troppo tempo a leggere romanzetti sentimentali inglesi e voleva dimostrargli che qualsiasi scrittore dilettante poteva uguagliarne le qualità letterarie. Quando Cooper pubblicò
Precaution, invece, il suo romanzo fu severamente stroncato dai critici letterari per due motivi :
- Innanzi tutto, per la sua scarsa qualità ;
- Per di più, i critici gli rimproverarono anche l’ambientazione : perchè fare sempre romanzi ambientati in Inghilterra piuttosto che nella loro nuova patria, gli Stati Uniti d’America ?
Così, colto sul vivo, Cooper decise di replicare a queste critiche dandosi a fondo alla scrittura, tanto bene che appena un anno dopo, nel 1821, ecco arrivata la sua risposta :
La spia. Con questo suo nuovo romanzo, il successo fu immediato e clamoroso, e
La spia fu ricevuto da tutti come il primo grande vero romanzo americano, e Cooper come il padre della letteratura americana.
La spia è interamente ambientato in America e l’azione si svolge in gran parte nella contea del Westchester, che fa parte dello Stato di New York e che Cooper conosceva benissimo. Questo romanzo ci racconta dunque le storie :
- Di Harvey Birch, venditore ambulante che si mise volontariamente al servizio del governo degli Stati Uniti d’America, guidato da George Washington, come spia durante la guerra d’indipendenza contro l’Inghilterra (1775-1783) ;
- Della famiglia Wharton, famiglia borghese del Westchester, e dei loro fedeli schiavi neri, Caesar e Dina Thomson, tutti conoscenti di Harvey Birch;
- E ovviamente di George Washington.
Ed ecco il primo punto da sottolineare : questo libro, in realtà, non è un libro, è un monumento a George Washington, che viene definito da Cooper come “
l’unico grande nome d’America”. Egli fa solo rare apparizioni nel libro, e quasi sempre sotto il pseudonimo di “Mr. Harper”, però in ogni sua apparizioni dimostra di avere eccezzionali qualità di generosità, pure nei confronti dei nemici, di semplicità e anche inspiegabili doti di omniscienza, che gli danno una fortissima aura di carismo e che lo rendono simile ad un dio.
E se Washington è Dio, allora Harvey Birch è un suo angelo, esecutore fedele dei suoi ordini e protettore dei senza difesa e dei patrioti americani. Ripetutamente, egli salva i Wharton o ufficiali americani da recondite minacce : talora, salva un ufficiale americano da un brigante che voleva depredarlo, talora informa i soldati americani di un’attaco previsto da briganti contro la casa della famiglia Wharton. Ma come per Washington, anche se in grado minore, le sue apparizioni sono spesso misteriose : si sente la sua voce, ma egli non si vede. Riesce ad avere informazioni cruciali, ma come non si sà. Quì però dobbiamo sottolineare una differenza cruciale : mentre Washington è avvolto nella gloria e nel prestigio, Birch, invice, è imprigionato nella povertà e nel disprezzo : egli infatti fa il venditore ambulante, un umilissimo mestiere che lo costringere a vivere errabondo e miserabile, e sopratutto è sempre minacciato di morte, dall’inizio alla fine del libro. Egli, infatti, per potere informare Washington sui piani degli Inglesi, intrattiene stretti rapporti con l’esercito regio inglese, e specie con Sir Henry Clinton, percui Birch viene preso per una spia inglese da parte dell’esercito americano, che lo considera come un nemico da abbattare, e che riuscirà addirittura a catturarlo, condannandolo a morte. Ovviamente, e grazie a l’aiuto segreto di Washington, Birch riuscirà a fuggire, ma le modalità esatte della sua fuga non vengono mai descritte nel libro, sempre per rafforzare quest’aspetto misterioso del personaggio. Sul personaggio di Birch c’è ancora un aspetto che secondo me deve essere sottolineato : come abbiamo detto, egli è un vagabondo, che passa la vita da solo, percorrendo le vaste foreste del Westchester. Harvey Birch rappresenta così, come lo dice Cristina Bombieri nella sua introduzione alla
Spia, nell’edizione dell’Universale Letteraria Sansoni, “
l’archetipo dell’eroe americano, quello che, ignorato dalle mercantili metropoli, costituisce la forza segreta della nazione” : in Harvey Birch possiamo già vedere il germoglio degli eroi solitari che spenderanno poi nei
Racconti di Calza di Cuoi. Sempre per la cronaca, questo personaggio di Harvey Birch è ispirato ad una persona realmente esistita : le informazioni che dettero vita a
La spia furono infatti date a Cooper dal suo grande amico John Jay, che fu un eminente diplomatico durante la guerre d’indipendenza americana, poi diventato fra l’altro governatore dello stato di New York. Si è ipotizzato, senza che se ne possa avere la certezza, che l’uomo che ispirò il personaggio di Harvey Birch fu un certo Elisha H, spia americana che aveva strettissimi rapporti con Washington e che era entrato al servizio del generale inglese Henry Clinton, proprio per poter comunicare più facilmente informazioni confidenziali sui piani degli Inglesi a Washington.
Ma olte all’intriga principale di spionaggio,
La spia ci offre anche un quadro di quel che fu la guerra d’indipendenza americana, sottolineandone i tratti principali. Il primo tra essi, ed è qualcosa che secondo me abbiamo tendenza a dimenticare, è che questa guerra fu innanzi tutto una guerra civile che spaccò intere famiglie, divise tra chi divenne favorevole all’indipendenza degli Stati Uniti d’America e che rimase fedele alla Corona d’Inghilterra. Questo fenomeno viene illustrato benissimo attraverso la famigla Wharton, i cui membri sono appunto divisi tra filo-indipendentisti e filo-monarchici. D’altra parte, vengono anche illustrati atti di solidarietà tra conoscenti di opinioni politiche diverse, nota di ottimismo che ci dimostra che, ogni tanti, la guerra non riesce a rovinare tutto.
Da buon osservatore dei custumi umani, Cooper ci descrive sia la galanteria, il senso dell’onore e la lealtà degli ufficiali, tanto americani quanto britannici, quanto la bassezza di chi cerca di approfittare della guerra per arricchirsi, specie cercando di fare sequestrare dal governo americano i beni dei filo-inglesi per poi poter riacquistarli a prezzzo scontato : durante tutto il romanzo, Cooper sarà molto sferzante contro questi “patrioti di professione”, come li chiama, la cui vera e unica patria è l’avidità. Tra questi falsi patrioti spiccano gli “Skinners”, una milizia irregolare che fu effettivamente attiva durante la guerra d’indipendenza americana nello stato di New York e che, usando la scusa di lottare per la libertà dell’America, depredarono svergognatamente il territorio, commettendo crimini su crimini. Preannunciando quasi il realismo, che esordirà trent’anni più tardi in Francia, Cooper è anche abilissimo nel trascrivere la condizione sociale dei suoi personaggi nel loro modo di parlare, specie per i personaggi di bassa estrazione sociale, ai quali spesso capiterà di fare strafalcioni o di fraintendere parole troppo difficili per loro, e sarà anche abilissimo nel portare alla luce le loro superstizioni.
Ora, leggendo
La Spia, è inevitabile porsi una domanda : ma Cooper ha scritto un romanzo storico ? Molti, inizialmente, la pensarono così, tant’è che Cooper fu ben presto soprannominato “il Walter Scott americano”. Non conoscendo Scott, non mi permetterei di emettere un giudizio su quest’argomento, però mi pare interessante notare questi elementi : innanzi tutto, come già abbiamo detto, il libro è quasi interamente ambientato nella contea del Westchester, e Cooper fa una descrizione minuziosissima dei suoi sentieri, dei suoi fiumi o dei suoi boschi. Veramente, per un Americano del 1821, questo libro avrebbe potuto essere quasi usato come una mappa di quella contea ! Per di più, Cooper ci fa un’accurata descrizione del contesto specifico nel quale la guerra d’indipendenza si svolse nel Westchester, presentandoci le lotte tra milizie pro-indipendenza (i famigerati Skinners di cui abbiamo già parlato) e quelle pro-monarchi (i cowboys). Da un’altra parte, Cooper ci parla di eventi storici capitali, come per esempio l’impiccagione del maggiore britannico André da parte degli indipendentisti, di generali o battaglie che all’epoca tutti conoscevano, ma senza le note di piè di pagina, a distanza di due secoli dalla pubblicazione del libro, non saremmo più in grado di capire l’importanza di questi riferimenti. Percui, più che un romanzo storico, direi che
La Spia è un romanzo a sfondo storico, il cui vero scopo non è di descrivere o tramandare una storia, in questo caso quello della guerra d’indipendenza americana, ma di usare questo sfondo storico per fare passare un messaggio : quello della grandezza di Washington e degli Stati Uniti d’America, e della legittimità della causa per laquale gli indipendentisti lottarono, ovvero la libertà del popolo americano. Perchè chiaramente, in questo libro, Cooper è di parte : il re d’Inghilterra viene chiamato con disprezzo “
padrone”, mentre alti re europei vengono trattati di “
tiranni”, facendo chiaramente capire le convinzioni republicane di Cooper, che canta le lodi della “
dea della libertà” e del diritto dei popoli a disporre di se stessi. D’altronde, durante tutto il libro, Cooper, convinto che gli Stati Uniti d’America siano chiamati ad avere “
un grande e glorioso destino”, non manca un’occasione per mettere in rilievo l’eroismo dell’esercito americano, che incarna il braccio armato di questa dea della libertà che, in fondo, non è nient’altro che gli Stati Uniti d’America loro stessi. Tuttto poi, è pretesto per esaltare i costumi americani, dalla sontuosità delle cene alla grazia delle donne passando per la bellezza dei paesaggi, che vengono descritti con minuzia e amore, e che già preannunciano i grandi quadri americani che trionferanno nei Racconti di Calza di Cuoio.
Infine, vorrei finire questa recensione su una mia divagazione che poco c’entra con il libro : una nota di piè di pagina ci impara che Washington soprannominava lo Stato di New York “The Empire State”. Certo, durante tutta la loro storia, e specie durante la loro guerre d’indipendenza, gli Americani hanno sempre messo in avanti l’importanza per loro del concetto di libertà. Ma quando si dà un tale soprannome ad uno stato, può legittimamente venire il sospetto che qualcuno fra gli Americani abbia frainteso il concetto di “libertà” con quello di “imperialismo” e aiutarci a capire perchè, da sempre ed ancora oggi, gli Americani hanno questa tendenza a credere di essere i poliziotti del mondo : può darsi, in fondo, che la libertà che cercavano di acquistare con la loro indipendenza non era nient’altro che la libertà di creare un nuovo impero che possa sottomettere le altre nazioni ai loro propri interessi...