Martedì, 02 Giugno 2026

James Fenimore Cooper (1789 - 1851)

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21/03/2026 15:37 - 21/03/2026 15:41 #73864 da Matteo da Gualdo
James Fenimore Cooper (1789 - 1851) è stato creato da Matteo da Gualdo
Buongiorno a tutti !

Con questo mio secondo messagio nel forum inauguro un’argomento dedicato all’autore americano James Fenimore Cooper (1789-1851), famoso sopratutto per la serie di libri dei “racconti di Calza di Cuoio”, tra cui spicca L’ultimo dei mohicani (1826).

Non è però di questo libro che vuoglio parlarvi oggi, ma del primo opus di questa serie di racconti, ovvero I pionieri (1823), che è ambientato nel paese di Templeton, presso New York, poco dopo l’indipendenza americana. Questo paese è stato fondato dal giudice Marmaduke Temple ed è fortemente ispirato al paese di Cooperstown, fondato appunto dal padre di James F. Cooper, il giudice William Cooper. D’altronde, anche la figura di Elizabeth Temple, figlia di Marmaduke, è ispirata a Hannah Cooper, figlia di William Cooper e dunque sorella di James Cooper.

Questo libro ci racconta  le vicende di Nathaniel Bumppo, detto “Natty” (personaggio che sarebbe, a quando pare, ispirato alla figura realmente esistita del cacciatore e militare americano David Shipman) e del conflitto che sorge tra lui ed il giudice Marmaduke Temple, conflitto scaturito dall’uccisione di un daino da parte di Natty in un periodo in cui la caccia al daino era stata proibita dal giudice Temple.

In realtà, attraverso lo scontro tra, da un lato Natty Bumppo e i suoi amici John il Mohicano e Oliver Edwards,  e dall’altro lato il giudice Temple, vediamo  un scontro tra due visioni del mondo : la civiltà urbana americana, rappresentata dal giudice Temple e dai suoi pionieri di Templeton, che pian piano, con la loro avanzata nei territori sconosciuti dell’ovest americano, stanno facendo scomparire l’antico stile di vita frugale e selvaggio di Natty Bumppo e dei suoi amici, che hanno sempre cercato, non di dominare la natura, ma di vivere in armonia con essa. Questa differenza nel modo di vedere la natura viene raffigurata tramite vari modi :
  • Innanzi tutto, tramite la geografia : infatti, se il giudice Temple, la sua famiglia e i suoi pionieri vivono in città, a Templeton appunto, Natty, il Mohicano e Oliver Edwards vivono in una capanna ai margini di Templeton, come per simboleggiare il loro rifiuto di entrare a far parte di questa nuova civiltà ;
  • Poi, tramite il rapporto alla caccia : mentre i cittadini di Templeton praticano un “caccia di massa”, massacrando per esempio i piccioni in arrivo presso il loro paese, Natty pratica una “caccia di sostentamento”, cacciando soltanto il minimo necessario per sostentarsi e disapprovando i metodi dei cittadini. L’episodio del massacro dei piccioni mi sembra molto importante perchè mostra in modo palese come, per causa della loro avidità, i cittadini sono arrivati a corrompere il mondo della caccia, che per loro non è più un modo per riallaciare un rapporto autentico con la natura, ma una mera attività di lucro. In altre parole, questo ci fa vedere quando la mentalità predatrice generata dalla società di consumo sia un veleno che marcice tutto ciò che tocca ;
  • Infine, tramite il rapporto alla legge : Temple, infatti, è molto pignolo sul rispetto della legge, che rappresenta per lui l’unico modo di assicurare il funzionamento armonioso della società. Naturalemente, anche la caccia verrà regolomentata dal giudice Temple. Invece, Natty Bumppo si cura poco di sapere a chi appartengono le terre sulle quali va a cacciare o se la caccia ai daini è aperta o no quando gli spara. In altre parole, se per il giudice Temple, la legge è sinonima di protezione (della comunità e anche, come vedremo fra poco, della natura), invece per Natty e i suoi compagni, la legge è sinonima di assoggettamento a questa nuova civiltà urbana in piena espansione.

La grande forza di questo libro, secondo me, è che questo conflitto tra due visioni del mondo che tutto oppone non viene trattato in modo simplicistico, con, da un lato, “i gentili selvaggi”, e dall’altro “i cattivi pionieri”. Infatti, durante tutto il libro, il giudice Temple si dimostrerà un’uomo onesto e generoso, che cercherà sinceramente di venire in aiuto a Natty. Quest’onestà si vede anche dal fatto che Temple cerca sempre di usare il suo potere, ovvero la legge, non nel suo interesse proprio ma nell’interesse dell’intera comunità, e anche della natura stessa : le leggi sulla caccia che egli emana non mirano infatti a permettergli un arrichimento personale, ma a tutelare la fauna di Templeton, come d’altronde la sua lotta contro il disboscamento eccessivo mira a tutulare la flora circostante il suo borgo.  E qui la visione del mondo di Temple marca un punto contro quella di Natty, perchè in fondo, anche Natty, pur senza rendersene conto, obbedisce ad una legge : quella del più forte, quella del “sono più forte del daino dunque posso ammazzarlo se vuoglio”, e questa concezione della vita, sul lungo termine, potrebbe essere tanto distruttrice per la natura quanto lo è l’avidità dei coloni di Templeton, e per questo motiva, anch’essa va canalizzata tramita una giusta ed equa concezione della legge.

Con quest’attenzione portata al rispetto della natura James F. Cooper dimostra di essere veramente avanguardista, anticipando di quasi due secoli la grande crisi ecologica che l’Umanità sta traversando adesso. Quest’amore di Cooper per la natura si nota anche dalle magnifiche descrizioni che fa dei paesaggio “templetonesi”, dalle praterie annevicate alle cime delle montagne americane senza scordare le fitte foreste che circondano il paese.

Per concludere, direi che la bellezza di questo libro è che, come detto prima, attraverso le vicende di Temple e Natty, non si assiste ad uno scontro tra un “gentile” ed un “cattivo”, ma ad uno scontro tra due “gentili” che hanno modi di vivere e di vedere il mondo diametralmente opposti. La scena finale del libro ci dimonstra però il profondo pessimismo di Cooper, la figura di Natty Bomppo che svanisce nel tramonte essendo una triste rappresentazione del tramonto del modo di vita della prima generazione di pionieri, rappresentata appunto da Natty Bumppo, che svanisce nelle tenebri del passato per lasciare il posto ad una seconda generazione di pionieri assessata dall’avidità, e alla quale uomini forti e onesti come il giudice Temple dovranno imparare a rispettare la natura piuttosto che a dominarla, e vederla come un’alleata piuttosto che come una preda. 
Ultima Modifica 21/03/2026 15:41 da Matteo da Gualdo.

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24/05/2026 10:24 - 24/05/2026 10:27 #74163 da Matteo da Gualdo
Risposta da Matteo da Gualdo al topic James Fenimore Cooper (1789 - 1851)
Buongiorno amici lettori,Oggi, continuiamo la nostra serie dedicata a James Fenimore Cooper con La spia (1821), che fu il vero primo romanzo di Cooper. Dico “vero” primo romanzo perchè in realtà già un anno prima, Cooper fece un tentativo di esordire nel mondo letterario con un romanzo sentimentale chiamato Precaution (1820). Per la cronaca, Cooper pubblicò questo romanzo dopo una specie di scommessa con sua moglie : egli infatti trovava che quest’ultima passasse troppo tempo a leggere romanzetti sentimentali inglesi e voleva dimostrargli che qualsiasi scrittore dilettante poteva uguagliarne le qualità letterarie. Quando Cooper pubblicò Precaution, invece, il suo romanzo fu severamente stroncato dai critici letterari per due motivi :
  • Innanzi tutto, per la sua scarsa qualità ;
  • Per di più, i critici gli rimproverarono anche l’ambientazione : perchè fare sempre romanzi ambientati in Inghilterra piuttosto che nella loro nuova patria, gli Stati Uniti d’America ?

Così, colto sul vivo, Cooper decise di replicare a queste critiche dandosi a fondo alla scrittura, tanto bene che appena un anno dopo, nel 1821, ecco arrivata la sua risposta : La spia. Con questo suo nuovo romanzo, il successo fu immediato e clamoroso, e La spia fu ricevuto da tutti come il primo grande vero romanzo americano, e Cooper come il padre della letteratura americana.La spia è interamente ambientato in America e l’azione si svolge in gran parte nella contea del Westchester, che fa parte dello Stato di New York e che Cooper conosceva benissimo. Questo romanzo ci racconta dunque le storie :
  • Di Harvey Birch, venditore ambulante che si mise volontariamente al servizio del governo degli Stati Uniti d’America, guidato da George Washington, come spia durante la guerra d’indipendenza contro l’Inghilterra (1775-1783) ;
  • Della famiglia Wharton, famiglia borghese del Westchester, e dei loro fedeli schiavi neri, Caesar e Dina Thomson, tutti conoscenti di Harvey Birch;
  • E ovviamente di George Washington.

Ed ecco il primo punto da sottolineare : questo libro, in realtà, non è un libro, è un monumento a George Washington, che viene definito da Cooper come “l’unico grande nome d’America”. Egli fa solo rare apparizioni nel libro, e quasi sempre sotto il pseudonimo di “Mr. Harper”, però in ogni sua apparizioni dimostra di avere eccezzionali qualità di generosità, pure nei confronti dei nemici, di semplicità e anche inspiegabili doti di omniscienza, che gli danno una fortissima aura di carismo e che lo rendono simile ad un dio.

E se Washington è Dio, allora Harvey Birch è un suo angelo, esecutore fedele dei suoi ordini e protettore dei senza difesa e dei patrioti americani. Ripetutamente, egli salva i Wharton o ufficiali americani da recondite minacce : talora, salva un ufficiale americano da un brigante che voleva depredarlo, talora informa i soldati americani di un’attaco previsto da briganti contro la casa della famiglia Wharton. Ma come per Washington, anche se in grado minore, le sue apparizioni sono spesso misteriose : si sente la sua voce, ma egli non si vede. Riesce ad avere informazioni cruciali, ma come non si sà. Quì però dobbiamo sottolineare una differenza cruciale : mentre Washington è avvolto nella gloria e nel prestigio, Birch, invice, è imprigionato nella povertà e nel disprezzo : egli infatti fa il venditore ambulante, un umilissimo mestiere che lo costringere a vivere errabondo e miserabile, e sopratutto è sempre minacciato di morte, dall’inizio alla fine del libro. Egli, infatti, per potere informare Washington sui piani degli Inglesi, intrattiene stretti rapporti con l’esercito regio inglese, e specie con Sir Henry Clinton, percui Birch viene preso per una spia inglese da parte dell’esercito americano, che lo considera come un nemico da abbattare, e che riuscirà addirittura a catturarlo, condannandolo a morte. Ovviamente, e grazie a l’aiuto segreto di Washington, Birch riuscirà a fuggire, ma le modalità esatte della sua fuga non vengono mai descritte nel libro, sempre per rafforzare quest’aspetto misterioso del personaggio. Sul personaggio di Birch c’è ancora un aspetto che secondo me deve essere sottolineato : come abbiamo detto, egli è un vagabondo, che passa la vita da solo, percorrendo le vaste foreste del Westchester. Harvey Birch rappresenta così, come lo dice Cristina Bombieri nella sua introduzione alla Spia, nell’edizione dell’Universale Letteraria Sansoni, “l’archetipo dell’eroe americano, quello che, ignorato dalle mercantili metropoli, costituisce la forza segreta della nazione” : in Harvey Birch possiamo già vedere il germoglio degli eroi solitari che spenderanno poi nei Racconti di Calza di Cuoi. Sempre per la cronaca, questo personaggio di Harvey Birch è ispirato ad una persona realmente esistita : le informazioni che dettero vita a La spia furono infatti date a Cooper dal suo grande amico John Jay, che fu un eminente diplomatico durante la guerre d’indipendenza americana, poi diventato fra l’altro governatore dello stato di New York. Si è ipotizzato, senza che se ne possa avere la certezza, che l’uomo che ispirò il personaggio di Harvey Birch fu un certo Elisha H, spia americana che aveva strettissimi rapporti con Washington e che era entrato al servizio del generale inglese Henry Clinton, proprio per poter comunicare più facilmente informazioni confidenziali sui piani degli Inglesi a Washington.

Ma olte all’intriga principale di spionaggio, La spia ci offre anche un quadro di quel che fu la guerra d’indipendenza americana, sottolineandone i tratti principali. Il primo tra essi, ed è qualcosa che secondo me abbiamo tendenza a dimenticare, è che questa guerra fu innanzi tutto una guerra civile che spaccò intere famiglie, divise tra chi divenne favorevole all’indipendenza degli Stati Uniti d’America e che rimase fedele alla Corona d’Inghilterra. Questo fenomeno viene illustrato benissimo attraverso la famigla Wharton, i cui membri sono appunto divisi tra filo-indipendentisti e filo-monarchici. D’altra parte, vengono anche illustrati atti di solidarietà tra conoscenti di opinioni politiche diverse, nota di ottimismo che ci dimostra che, ogni tanti, la guerra non riesce a rovinare tutto.

Da buon osservatore dei custumi umani, Cooper ci descrive sia la galanteria, il senso dell’onore e la lealtà degli ufficiali, tanto americani quanto britannici, quanto la bassezza di chi cerca di approfittare della guerra per arricchirsi, specie cercando di fare sequestrare dal governo americano i beni dei filo-inglesi per poi poter riacquistarli a prezzzo scontato : durante tutto il romanzo, Cooper sarà molto sferzante contro questi “patrioti di professione”, come li chiama, la cui vera e unica patria è l’avidità. Tra questi falsi patrioti spiccano gli “Skinners”, una milizia irregolare che fu effettivamente attiva durante la guerra d’indipendenza americana nello stato di New York e che,  usando la scusa di lottare per la libertà dell’America, depredarono svergognatamente il territorio, commettendo crimini su crimini. Preannunciando quasi il realismo, che esordirà trent’anni più tardi in Francia, Cooper è anche abilissimo nel trascrivere la condizione sociale dei suoi personaggi nel loro modo di parlare, specie per i personaggi di bassa estrazione sociale, ai quali spesso capiterà di fare strafalcioni o di fraintendere parole troppo difficili per loro, e sarà anche abilissimo nel portare alla luce le loro superstizioni.

Ora, leggendo La Spia, è inevitabile porsi una domanda : ma Cooper ha scritto un romanzo storico ? Molti, inizialmente, la pensarono così, tant’è che Cooper fu ben presto soprannominato “il Walter Scott americano”. Non conoscendo Scott, non mi permetterei di emettere un giudizio su quest’argomento, però mi pare interessante notare questi elementi : innanzi tutto, come già abbiamo detto, il libro è quasi interamente ambientato nella contea del Westchester, e Cooper fa una descrizione minuziosissima dei suoi sentieri, dei suoi fiumi o dei suoi boschi. Veramente, per un Americano del 1821, questo libro avrebbe potuto essere quasi usato come una mappa di quella contea ! Per di più, Cooper ci fa un’accurata descrizione del contesto specifico nel quale la guerra d’indipendenza si svolse nel Westchester, presentandoci le lotte tra milizie pro-indipendenza (i famigerati Skinners di cui abbiamo già parlato) e quelle pro-monarchi (i cowboys). Da un’altra parte, Cooper ci parla di eventi storici capitali, come per esempio l’impiccagione del maggiore britannico André da parte degli indipendentisti, di generali o battaglie che all’epoca tutti conoscevano, ma senza le note di piè di pagina, a distanza di due secoli dalla pubblicazione del libro, non saremmo più in grado di capire  l’importanza di questi riferimenti. Percui, più che un romanzo storico, direi che La Spia è un romanzo a sfondo storico, il cui vero scopo non è di descrivere o tramandare una storia, in questo caso quello della guerra d’indipendenza americana, ma di usare questo sfondo storico per fare passare un messaggio : quello della grandezza di Washington e degli Stati Uniti d’America, e della legittimità della causa per laquale gli indipendentisti lottarono, ovvero la libertà del popolo americano. Perchè chiaramente, in questo libro, Cooper è di parte : il re d’Inghilterra viene chiamato con disprezzo “padrone”, mentre alti re europei vengono trattati di “tiranni”, facendo chiaramente capire le convinzioni republicane di Cooper, che canta le lodi della “dea della libertà” e del diritto dei popoli a disporre di se stessi. D’altronde, durante tutto il libro, Cooper, convinto che gli Stati Uniti d’America siano chiamati ad avere “un grande e glorioso destino”, non manca un’occasione per mettere in rilievo l’eroismo dell’esercito americano, che incarna il braccio armato di questa dea della libertà che, in fondo, non è nient’altro che gli Stati Uniti d’America loro stessi. Tuttto poi, è pretesto per esaltare i costumi americani, dalla sontuosità delle cene alla grazia delle donne passando per la bellezza dei paesaggi, che vengono descritti con minuzia e amore, e che già preannunciano i grandi quadri americani che trionferanno nei Racconti di Calza di Cuoio.

Infine, vorrei finire questa recensione su una mia divagazione che poco c’entra con il libro : una nota di piè di pagina ci impara che Washington soprannominava lo Stato di New York “The Empire State”. Certo, durante tutta la loro storia, e specie durante la loro guerre d’indipendenza, gli Americani hanno sempre messo in avanti l’importanza per loro del concetto di libertà. Ma quando si dà un tale soprannome ad uno stato, può legittimamente venire il sospetto che qualcuno fra gli Americani abbia frainteso il concetto di “libertà” con quello di “imperialismo” e aiutarci a capire perchè, da sempre ed ancora oggi, gli Americani hanno questa tendenza a credere di essere i poliziotti del mondo : può darsi, in fondo, che la libertà che cercavano di acquistare con la loro indipendenza non era nient’altro che la libertà di creare un nuovo impero che possa sottomettere le altre nazioni ai loro propri interessi...
Ultima Modifica 24/05/2026 10:27 da Matteo da Gualdo.

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24/05/2026 11:47 - 24/05/2026 11:47 #74164 da Matteo da Gualdo
Risposta da Matteo da Gualdo al topic James Fenimore Cooper (1789 - 1851)
C’è un ultimo punto che mi sono scordato di sottolineare nella mia precedente recensione, ma che secondo me è molto importante. Ho cominciato quest’argomento dedicato a Cooper parlando dei Pionieri ch’egli pubblicò nel 1823. Come si dice in Francia, “il caso fa bene le cose”, perchè secondo me questa parola è molto importante per discrivere quello che Cooper fu : un vero e proprio pioniero della letteratura. Egli infatti diede nascita ad almeno tre filoni letterari :
  • I libri di spionaggio, appunto con La Spia. Prima di quest’opera, la spia era sempre trattata nella letteratura in modo negativo, come un infame traditore. Cooper, invece, fu il primo a considerare la spia in modo “laico”, come un professionista dell’informazione che mette le sue competenze al servizio di un governo o di una causa alla quale aderisce sinceramente (Harvey Birch, d’altrondo, rifiuterà sempre ogni proposta di indennizzo finanziario fattagli da Washington, dando così prova che fu l’amore dell’America, e non del denaro, che lo spinse a diventare una spia). In fondo, senza Cooper, non avremmo mai avuto James Bond !
  • I libri di mare : Per qualche anno Cooper lavorò come marinaio e di sicuro ne trasse tanti ricordi e anedotti, che utilizzò per pubblicare il suo primo racconto di mare, Il pilota (1824)  che ancora una volta fu un grande successo e che fu particorlarmente apprezzato da Melville, autore niente di meno che di...Moby-Dick (1851) !
  • Infine, il tema dello schiavo nero fedele. In La Spia, appare la figura di Caesar Thomson, schiavo nero della famiglia Wharton e a loro fedelissimo. Questa figura sarà poi ripresa da Cooper nei Raccconti di Calza di Cuoio con il personaggio di Agamennone, schiavo nero del giudice Temple, e in tante altre opere di diversi autori che costellano la lunga strada letteraria che termina e trionfa con Via col vento di Margaret Mitchell (1936).

Veramente, il nostro Cooper fu proprio un avventuriero della letteratura !
Ultima Modifica 24/05/2026 11:47 da Matteo da Gualdo.

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Avatar di Enza28 Enza28 - 30/05/2026 - 18:59

Ciao a tutti mi chiamo Enza ho 36 anni di Salerno adoro leggere e vorrei farmi nuovi amici, adoro anche scrivere

Avatar di Crispytarsier Crispytarsier - 28/05/2026 - 22:49

Ciao a tutti, mi chiamo Donato, ho 40 anni e vengo da Matera, mi sono imbattuto in questo sito cercando il film tratto dal libro " Le nostre anime di notte" che ho appena terminato. Bellissima idea :D

Avatar di mulaky mulaky - 27/05/2026 - 17:04

QUA la sezione del forum dei gruppi, scegli quello che ti interessa

Avatar di mulaky mulaky - 27/05/2026 - 17:03

Ciao Maria, devi scrivere nella sezione del gruppo di lettura a cui vuoi partecipare, suppongo Palermo o Roma (i letturati)

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Buongiorno, sono Maria e mi sono appena iscritta. Mi piacerebbe partecipare all'incontro di sabato 30 maggio. Cosa c'è da sapere a riguardo?Grazie

Avatar di mulaky mulaky - 12/05/2026 - 09:26

Ciao Martina, benvenuta!

Avatar di martina.rosati1 martina.rosati1 - 12/05/2026 - 08:59

Ciao a tutti e tutte, sono Martina! Prima volta in un forum di questo tipo e in un club del libro. Mi sembra un’esperienza analogica necessaria 🌸

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Luigi ha proposto la nuova rosa di libri tra cui scegliere il Libro del Mese di Giugno! Votate! ;)

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