Fine del primo libro:
Giacomo Matteotti smaschera i brogli elettorali.
Giacomo Matteotti rivela i loschi retroscena delle compagnie petrolifere, in particolare riguardo alla concessione petrolifera alla Sinclair Oil.
Giacomo Matteotti viene ucciso.
Tralasciando le ovvie differenze di epoca e di situazione, a me viene in mente una strana associazione mentale con la morte di Pier Paolo Pasolini, anch’egli impegnato in un’indagine sul petrolio. Verrebbe da dire che chi tocca il petrolio muore.. ma torniamo al 1924.
Un delitto atroce, un uomo brutalizzato e ucciso in modo abominevole, un corpo straziato e deturpato. Bestie dal volto umano che sfigurano e oltraggiano un corpo senza vita.
L’Italia sconvolta perde ogni coesione, ogni tensione ideale, quasi ogni speranza per quasi sette mesi.
Personaggi di spicco del regime si danno alla macchia. I cittadini si tolgono i distintivi fascisti e imbrattano di rosso i manifesti che ritraggono Mussolini. Le indagini propongono rivelazioni fittizie, i colpevoli rimangono nascosti, l’opposizione si attesta in un atteggiamento di sdegno silenzioso,”come se bastasse l’indignazione a contrastare il manganello”.
Sono sette mesi di caos in cui il “Paese opaco” è allo sbando. Le borse crollano, il re firma un decreto che consente ai prefetti di sequestrare i giornali e così (per usare le parole di Scurati)
“il fatalismo quietistico del re ... dà il tono di fondo all’esistenza spettrale che contagia il suo popolo”.
Gli italiani sono istupiditi dall’orrore, e come accadrà anche in altre circostanze mostruose della nostra storia non trovano di meglio che l’imbecillità delle sedute spiritiche per scoprire una verità che tutti in fondo conoscono. Anche dopo il rapimento di Aldo Moro in Italia imperversarono le sedute spiritiche, mi sembra quasi che lo sgomento e la mancanza di punti di riferimento riducano le persone a comportamenti di regressione improntati alla superstizione e all’irrazionalià.
Intanto, nell’autunno i grandi industriali si dissociano dal fascismo.
A fine ottobre le celebrazioni del secondo anniversario della marcia su Roma si svolgono in piazze deserte. Nelle piazze aumentano gli scontri.
Filippo Turati scrive ad Anna Kuliscioff che la fine è inevitabile.
E invece ....
.....Il 3 gennaio del 1925 Mussolini in Parlamento si assume la piena responsabilità per l’accaduto e sfida la Camera e tutta l’Italia a far valere l’articolo 47 dello Statuto che permetterebbe di incriminarlo.
Nessuno accetta la sfida. Gli italiani, dopo sette mesi di coma profondo e insieme di agitazioni disorganizzate scelgono il quieto vivere, il ritorno all’ordine anche se mortifero.
Seppelliscono con il loro silenzio l’onorevole Matteotti e la propria dignità.
Fine del primo volume.
Aggiungo solo che quest'ultima parte è stata molto pesante e che l'angoscia che certo si respirava in quei mesi ha toccato anche me. Però ci sono cose che bisogna assolutamente conoscere anche se sono molto penose, per evitare che accadano ancora o almeno per coltivare la speranza di essere un po'diversi.
Ciao da susy
P.s.: adesso devo assolutamente andare a passeggiare nel bosco per disintossicarmi, la natura cura e rigenera.