Innanzitutto premetto che ci sono diverse edizioni italiane di questo piccolo saggio,infatti il titolo "Sur la lecture" cambia ( Del piacere di leggere,Sulla lettura o Il piacere della lettura) io ho letto l'edizione di Passigli editori con traduzione di M.C. Marinelli.
“Sur le lecture"è un breve scritto apparso la prima volta nel 1905 su "La Renaissance Latine" e poi utilizzato da Proust come prefazione alla sua traduzione francese di" Sesamo e gigli" di Ruskin.
La prima parte è in puro stile Proust, che ci delizia con il racconto delle sue letture di infanzia, non è importante cosa legge ma DOVE...infatti ci descrive colori, sapori, odori in quel suo stile così caratteristico, e l'autore ci spiegherà che in questo modo ha tentato di ricreare nell'animo del lettore "l'atto psicologico originario chiamato lettura". ( tra l'altro anche Alberto Manguel cita proprio Proust per spiegare come leggendo in un luogo lo si può trasformare).
"La mattina al rientro dal parco, quando tutti erano fuori "a fare una passeggiata ", io scivolavo nella sala da pranzo dove, fino all'ora ancora lontana del pranzo, non sarebbe entrato nessuno tranne la vecchia Felicie, relativamente silenziosa, e dove avrei avuto per compagni rispettosi della lettura, solo i piatti decorati appesi al muro, il calendario cui era stato appena tolto il foglio del giorno prima, la pendola e il fuoco che parlano senza aspettarsi risposta...."
Nella seconda parte si contrappone alle tesi di Ruskin secondo il quale la lettura è una conversazione con uomini molto più saggi di quelli che potremmo incontrare. Secondo Proust invece:
"[L]a lettura infatti, al contrario della conversazione, consiste per ciascuno di noi nel venire a conoscenza del pensiero di un altro senza smettere di essere soli, vale a dire continuando a godere del vigore intellettuale che si ha in solitudine e che la conversazione dissolve immediatamente"
Credo di aver detto anche troppo sono circa 60 pagine e vale la pena di leggerle!!!
"...Non importa quanto sia stretta la porta,
quanto piena di castighi la vita,
io sono il padrone del mio destino:
io sono il capitano della mia anima." William Ernest Henley