Carissimi compagni di libri,oggi (25/01/2025) ci siamo incontrati all'Antico Caffè del Porto (via Marconi n. 71a) per parlare del libro del mese di gennaio: “Atti umani” scritto da Han Kang. Il 10 ottobre 2024 le viene assegnato il Premio Nobel per la letteratura, con la seguente motivazione: "per la sua intensa prosa poetica che affronta i traumi storici ed espone la fragilità della vita umana", divenendo la prima rappresentante di Corea del Sud a vincere un Nobel in questa categoria.Che dire? Un libro che ha suscitato una conversazione vivace e appassionata. Abbiamo iniziato con la condivisione degli aspetti che ci hanno colpito di più:- il leitmotiv della candela accesa che apre:«Accanto a ogni testa, una candela incastrata in una bottiglia vuota sfarfalla in silenzio.»e chiude il libro:«Fissai in silenzio la sagoma tremolante della fiamma, che si agitava come l’ala traslucida di un uccello.»- il collegamento dei capitoli del libro attraverso un filo rosso indissolubile: il post-trauma dei personaggi che non sono più riusciti a riprendere il corso normale della loro vita dopo il massacro di Gwangju, una rivolta popolare soffocata nel sangue dall'esercito sudcoreano:«Combatto, da solo, ogni giorno. Combatto con l’inferno a cui sono sopravvissuto. Combatto con la mia stessa natura umana. Combatto con l’idea che la morte sia l’unico modo di sottrarmi a essa.»- la vicenda di esseri umani che se ne sono andati, o che tanto umani non sono più; la separazione tra il corpo e l'anima - lo spettacolo di teatro che, a prescindere dal fatto che la censura militare ha praticamente mutilato la raccolta dei testi teatrali, viene messo comunque in scena; il produttore non si è scoraggiato e insieme agli attori ha boicottato il regime scegliendo di dire le repliche senza voce, riuscendo a raccontare lo stesso quello che è successo a Gwangju.Abbiamo parlato anche della scelta della scrittrice di raccontare le atrocità degli eventi senza giri di parole, con asciuttezza e senza compiacimenti.La forza ultima di questo romanzo sta nella capacità di Han Kang a inserire in questo mondo di desolazione momenti di poesia: nei paesaggi, nei visi, negli atteggiamenti, nel modo di muoversi, nelle relazioni tra i vari personaggi, i vivi e i morti.Chiudo con le parole di Han Kang: «Alcuni ricordi non cicatrizzano mai. Invece di sbiadire con il passare del tempo, sono gli unici a sopravvivere quando tutti gli altri si sono cancellati. Il mondo si oscura, come lampadine elettriche che si spengono una alla volta. So bene di non essere in salvo. è vero che gli uomini sono fondamentalmente crudeli? L’esperienza della crudeltà è l’unica cosa che ci accomuna come specie?»