Dopo varie peripezie che hanno portato allo slittamento della riunione di una settimana a causa di malanni stagionali, il gruppo di lettura catanese "La marcia degli Elefanti" (quello sopravvissuto alla fase “lazzaretto”) è riuscito a riunirsi sabato 18 gennaio per discutere insieme del libro scelto nel mese di dicembre: Il racconto dell'ancella di Margaret Atwood.
Avrebbe dovuto moderare l'incontro Delila ma, poiché assente per impegni precedenti, il testimone è passato alla sottoscritta.
TRAMA DEL ROMANZO:
In un mondo devastato dalle radiazioni atomiche, gli Stati Uniti sono divenuti uno Stato totalitario, basato sul controllo del corpo femminile. Difred, la donna che appartiene a Fred, ha solo un compito nella neonata Repubblica di Galaad: garantire una discendenza alla élite dominante. Il regime monoteocratico di questa società del futuro, infatti, è fondato sullo sfruttamento delle cosiddette ancelle, le uniche donne che dopo la catastrofe sono ancora in grado di procreare. Ma anche lo Stato più repressivo non riesce a schiacciare i desideri e da questo dipenderà la possibilità e, forse, il successo di una ribellione. Mito, metafora e storia si fondono per sferrare una satira energica contro i regimi totalitari. Ma non solo: c'è anche la volontà di colpire, con tagliente ironia, il cuore di una società meschinamente puritana che, dietro il paravento di tabù istituzionali, fonda la sua legge brutale sull'intreccio tra sessualità e politica. Quello che l'ancella racconta sta in un tempo di là da venire, ma interpella fortemente il presente.
Il romanzo ci ha diviso in qualche punto e ci ha trovati concordi in molti altri.
Un elemento di divisione è stato lo stile dell'autrice: alcuni hanno trovato molto bello il modo di scrivere della Atwood, altri non hanno apprezzato alcune descrizioni a mo' di lista né i tanti stacchi temporali passato-presente perché interrompono la trama e, talvolta, creano un po' di confusione.
Gli elementi di unione, invece, sono stati parecchi. Per prima cosa abbiamo trovato il romanzo lacunoso: mancano le caratterizzazioni dei personaggi che sono sostanzialmente solo accennati; non c'è un vero finale (su questo punto ritorneremo in seguito); sappiamo molto poco di quello potremmo definire un pre-Galaad (cosa ha portato alla creazione di questa "società" e perché proprio in questo modo); non sappiamo assolutamente nulla di come gli altri Stati stiano vivendo e affrontando gli stessi problemi che sono comuni ovunque (per esempio, l'infertilità). Altra cosa non chiara è come vengano scelte le donne per diventare Mogli, Zie, Marte, Economogli. Infine, nessun accenno di dove siano le famose Colonie.
Un elemento che ci ha fatto riflettere è che, fin dall'inizio, l'autrice ci fa capire che la società galaadiana è di stampo patriarcale, dove le donne non contano nulla né possono avere o fare qualcosa (a parte essere usate per procreare), mentre agli uomini tutto è permesso. Scopriamo, invece, che pure gli uomini sono vincolati in base al ceto di appartenenza, tant'è che solo i Comandanti posso andare - e vanno - contro le regole da loro stabilite perché, come dice lo stesso Waterfod a Difred, «Ciò che è pericoloso in mano alle moltitudini non costituisce un rischio se affidato a coloro i cui motivi sono irreprensibili».
Come già detto precedentemente, non è presente un finale della storia. Le ultime pagine del libro hanno fatto storcere il naso a tutti i presenti. L'autrice, infatti, non sapendo come dare alcune informazioni che avrebbero dovuto essere inserite durante il "racconto" per dare un po' più senso alla storia, ha preferito trasportarci in un futuro lontano. Qui troviamo due professori che, in una conferenza, hanno fatto quello che si può senza dubbio definire "spiegone". Spiegone sul Comandante Waterford, su Serena Joy, sul racconto fatto dall'ancella... spiegone, però, che non ha dato una conclusione a tutta la storia, né ha colmato le lacune del romanzo.
Il libro ci è piaciuto? Nì. Nessuno di noi lo ha bocciato, ma nessuno lo ha esaltato perché le pecche ci sono ed è impossibile non vederle. Lo spiegone, poi, non l'abbiamo proprio digerito. Non è stata una lettura tediosa, né veramente angosciante, è decisamente un romanzo che si può e si fa leggere. Tuttavia ci aspettavamo di più, probabilmente per il grande interesse e clamore che ha suscitato la serie tv sul pubblico e il conseguente ritorno in auge di questo romanzo degli anni '80.
La Atwood ha scritto certamente un romanzo femminista, ma se abbia centrato o meno l'obiettivo è motivo di discussione. Da un romanzo distopico con queste tematiche, ci si aspetta che l'autrice faccia scuotere le masse, faccia provare al lettore sentimenti forti verso questa violenza sulle donne e invece tutto questo non accade.
Le donne sono private di tutto, non possono possedere nulla, non possono nemmeno leggere, non sono vere mogli, non sono vere amanti, se partoriscono non possono essere le madri dei loro figli, non possono provare amore né tantomeno piacere, non sono nulla se non dei contenitori vuoti. Dovremmo incazzarci moltissimo perché la donna è privata della sua caratteristica di "essere umano" e diventa una "cosa" da usare quando serve e, se non serve, viene eliminata nelle Colonie. La stessa "Cerimonia", che di fatto è lo stupro mensile subito dalle Ancelle, non ha mai una carica forte perché la protagonista è estraniata e quindi anche il racconto, che è in prima persona, lo è. Dovremmo inorridire, urlare, provare ribrezzo e invece nulla di tutto questo accade perché queste atrocità non sono mai dipinte in modo deciso, forte, anzi sono descritte in modo fin troppo soft per un romanzo del genere. E' come se la scena improvvisamente si sfocasse e si passasse ad altro.
Ci si aspetterebbe che anche la protagonista si ribellasse seriamente in qualche modo e invece non ci resta che riflettere su una frase di Difred: «Siamo tutti molto adattabili, diceva mia madre, ed è davvero stupefacente constatare a quante cose ci si può abituare, purché ci sia un compenso».
Dopo aver parlato del romanzo, cenato e addolcito il tutto con dei dessert da sogno (sfortunatamente non abbiamo girato il video dell'estasi di Barbaforcuta di fronte alla sua cheesecake con topping al cioccolato), abbiamo presentato le nostre proposte di lettura per la categoria n. 8 "Altro: dal fumetto all'epica, dalle fiabe al romanzo rosa, dalla poesia al teatro".
Il libro vincitore è Omero, Iliade di Alessandro Baricco. L'incontro si terrà sabato 8 febbraio, in orario serale, e si occuperà dell'organizzazione Irene.
Un uomo dovrebbe essere ciò che sembra
e chi uomo non è, uomo non dovrebbe sembrare.
Otello - William Shakespeare