Buondì a tutti,
con nemmeno una settimana di ritardo, mi accingo a farvi il resoconto dell'incontro di questo mese, in cui si è discusso il libro "E Johnny prese il fucile", di Dalton Trumbo.
I presenti erano, oltre a me, Elisa, Giorgia, Noemi e Vincenth, e le impressioni raccolte dai partecipanti coprivano praticamente tutte le possibili gradazioni di apprezzamento (o meno).
A me ed Elisa il libro è piaciuto moltissimo; personalmente, è diventato uno dei miei libri preferiti in assoluto. La capacità dell'autore di farci immedesimare nella situazione del protagonista, nelle sue sensazioni e nei suoi pensieri è stata impressionante. Abbiamo molto apprezzato lo stile di scrittura, un flusso di coscienza che dava perfettamente l'idea dello stato d'animo e psichico del protagonista.
Giorgia, essendo senza cuore, non ha trovato invece il libro particolarmente coinvolgente (credo di aver sentito da qualche parte la parola "soporifero", ma sono sicuro di sbagliarmi). Inoltre, è stata particolarmente disturbata dalla scelta del flusso di coscienza e la conseguente assenza di punteggiatura. Devo dire che, effettivamente, in certi casi mi è capitato di dover rileggere una frase un paio di volte per capire come raggruppare le parole, ma penso che il disagio sia valso la pena (poi io ho letto il libro in inglese, non so esattamente come fosse la traduzione).
Noemi e Vincenth non sono riusciti a concluderlo, finora. In particolare, Noemi ha apprezzato il libro in linea di massima, per dove è arrivata, ma è stata un po' frenata dall'atmosfera di angoscia generale della storia. Comprensibilmente, direi.
Parte della discussione ha riguardato il finale del libro, a proposito del quale Giorgia ha sollevato alcune considerazioni (ragionevoli) sulla verosimiglianza degli eventi. A parere mio e di Elisa (o comunque, mi pare che anche lei la pensasse in modo simile), ad un certo punto la trama lascia spazio ad un simbolismo che rappresenta il messaggio dell'autore, per cui si può anche sorvolare sul realismo o meno.
Comunque, in qualche modo la riunione è finita senza spargimenti di sangue o insulti, anche perché eravamo su Skype. Per il prossimo mese, si è votato "Norwegian wood" di Murakami ehm, no, di Lars Mytting, chiunque egli sia.