Domenica 29 marzo la Marcia degli elefanti si è riunita nella silenziosa e suggestiva cornice del ‘teatro’ di Piazza Scammacca, sotto un Icaro migrante che per l’occasione abbiamo interpretato come umano-uccello-fulmine, per una nuova puntata del podcast “I libri strani proposti da Lucrezia”. Il tomo in questione è stato
Leopardo nero, lupo rosso dello scrittore giamaicano Marlon James, un fantasy atipico, ispirato alle mitologie e alla storia dell’Africa precoloniale.
Su dodici partecipanti, in cinque sono state le eroine e gli eroi che hanno letto il libro fino alla fine (Emanuele, Giorgia, Matteo, Nunzio e la sottoscritta), diversi i lettori parziali, e due i traditori che non ci hanno nemmeno provato. Tante anche le disdette dell’ultimo minuto, tra cui Angelo che ci
ghosta per la seconda volta di fila, impegnato in chissà quale
side quest. Dopotutto, questo libro ci ha insegnato che c’è una moltitudine di mostri là fuori, e hanno tutti fame.
Infatti, il romanzo in sé si regge su queste due caratteristiche principali: è estremamente fisico e incentrato sul corpo, ed è popolato da una sovrabbondanza di personaggi, mostri e storie, che sfida il lettore e la lettrice, soprattutto se si cerca un filo conduttore univoco. Il primo aspetto è stato proibitivo per alcuni di noi, e la narrazione spesso incentrata sul sesso, la violenza (a volte anche piuttosto dettagliata, serve solo dire "le iene"), il sangue e gli umori ha provocato disgusto, soprattutto in Giorgia. Altri, tuttavia, hanno apprezzato questo approccio, che evoca da subito un’atmosfera ben precisa, e stabilisce un mondo brutale, in cui ci sono pericoli ovunque, tutti i personaggi hanno secondi fini, e la magia e il sovrannaturale sono inspiegabili ma sono ovunque, e hanno sempre corpo.
La sovrabbondanza è la vera cifra stilistica del romanzo, che si propone di imitare la narrazione orale: spesso in una storia raccontata dal protagonista si incontra un altro personaggio che racconta un’altra storia che non è quella che ci aspetteremmo, così che il racconto si biforca e diventa in alcuni punti labirintico e anche difficile da seguire. Questo è piaciuto ad alcuni di noi, ma ha infastidito altri, tra cui Emanuele.
Tutti, o quasi, abbiamo invece concordato che il protagonista sia ben sviluppato fino alla fine e abbia una voce narrante chiara e coinvolgente, e quelli di noi che hanno amato questo libro (io e Nunzio) sono stati appassionati e trascinati principalmente dal protagonista, che rimane il punto focale del racconto anche quando la trama si fa errabonda.
Io, comunque, di questo romanzo ho amato tutto: lo stile, la trama labirintica, i personaggi, l’atmosfera e il mondo. Mi ha fatto ridere, trattenere il respiro, alzare gli occhi al cielo, appassionare. E, come sempre, potete dire che il romanzo non vi sia piaciuto, che fosse strano e contorto, ma non penso che nessuno di noi possa dire che abbiamo letto un altro libro uguale a questo.
Il prossimo appuntamento sarà domenica 19 aprile, con
Saltblood di Francesca De Tores (Gilgamesh non è stato invitato).