Nella cornice di una splendida libreria, sabato 28 Giugno si è svolto l’ultimo incontro del nostro “Lupus in fabula” prima della pausa estiva e lo abbiamo dedicato all’analisi del libro del mese “Memorie dal sottosuolo” che di estivo sa poco.
Sebbene venga riconosciuto come un’opera di un certo peso intellettuale, questo libro di Dostoevskij si è rivelato in realtà ostico e poco coinvolgente per la maggior parte del gruppo. Molti membri, infatti, hanno espresso una certa difficoltà iniziale nell’approcciarsi al testo, alcuni hanno trovato la lettura pesante e pessimista, mentre altri ne hanno apprezzato l’acuta analisi psicologica dei temi.
Parliamo di un libro pubblicato nel 1864 e che pare essere una sorta di confessione versus monologo di un narratore senza nome, un ex impiegato amareggiato e rancoroso. Ed è stato proprio il protagonista, uno dei punti principali della discussione. Nella prima metà del libro, l’autore scava, in maniera fin troppo lenta, nella profondità dell’animo umano partendo dalla critica alla visione positivistica dell’uomo, ma lo fa in un modo che in molti hanno trovato ottuso, autodistruttivo e a tratti quasi irritante: un narratore che crede di essere intellettualmente superiore agli altri ma ne cerca sempre
l’approvazione, un personaggio fortemente consapevole del suo “essere” eppure restio al cambiamento.
Un altro personaggio che ha catturato l’attenzione e che più volte è stata citata è proprio Lizia, una giovane prostituta che il protagonista incontra in un bordello e che prova a salvare dalla sua situazione. Nonostante inizialmente provi ad aiutarla, nel momento in cui Lizia accetta il suo aiuto, il nostro uomo senza nome ha un cambio repentino di rotta reagendo con estrema crudeltà ed umiliando la sua povera “vittima”.
Questo episodio evidenzia proprio l’incapacità del protagonista di connettersi e di entrare in empatia con l’altro rimanendo così nel suo freddo e solitario “sottosuolo”.
Dunque, non è stata una lettura facile per la maggior parte dei presenti ma nonostante un generale disappunto, abbiamo comunque riconosciuto il valore storico e filosofico del libro che anticipa molti temi che poi diventeranno centrali nel Novecento.
Non è stato sicuramente il libro delle risposte ma anzi, come ha suggerito qualcuno del gruppo, spinge a farsi delle domande fondamentali sul genere umano...c’è speranza per l’uomo del sottosuolo oppure è destinato solo alla disperazione?