Non è bastato un solo incontro per parlare dell’ultimo libro che abbiamo letto, ma ne sono serviti due, un sabato mattina e un sabato pomeriggio nella cornice rassicurante della Libreria Raccontami che ormai da mesi ci accoglie come se fossimo a casa nostra. Un gruppo sparuto è riuscito comunque, davanti ad un pasticcino, a riempire di chiacchiere, pensieri, teorie e racconti di vita quotidiana, un paio d’ore. Come è già successo in passato per altri romanzi che hanno segnato positivamente le nostre letture chissà se “Piranesi” di Susanna Clarke tornerà a fare capolino nelle conversazioni future, magari anche di coloro che non sono riusciti a partecipare agli incontri.Per due sabato di seguito abbiamo approfondito la conoscenza di Piranesi, giovane uomo, ingenuo e devoto abitante della Casa, con la C maiuscola, una casa che è tutto il suo mondo, un mondo di cui lui è l’unico abitante, a meno di una presenza che percepiamo saltuaria, dicotomicamente diversa da Piranesi, e cioè l’Altro, con la A maiuscola, che si palesa due volte a settimana per discutere dell’unico argomento che accomuna questo malassortito duo: la ricerca della Conoscenza (anche questa con la C maiuscola). E non è un caso che tutti gli oggetti, sia materiali che immateriali, comincino per lettera maiuscola, proprio a ribadirne un’identità che Piranesi rispetta e onora.È forse la prima volta che il Gruppo di Lettura Lupus in Fabula si confronta con un fantasy e diverse reazioni si sono susseguite un po’ per tutti durante la lettura del romanzo: all’inizio è stata confusione di fronte alle dettagliate descrizioni lette attraverso i diari di Piranesi, di una Casa labirintica in cui si intersecano corridoi, vestiboli, statue giganti dalle fattezze di pietra ma alle quali Piranesi riconosce una spiritualità divina, eventi atmosferici e imponenti animali che abitano queste stanze insieme al protagonista. C’è stato bisogno di ricorrere alla sospensione dell’incredulità per mettere da parte la logica e farsi trascinare da questo sogno lucido.La confusione si è poi dissipata procedendo nella lettura, un peregrinare non fine a sé stesso ma un viaggio in cui la curiosità è stata alimentata da una scrittura che ha aggiunto, centellinandoli, elementi più legati al mistery che al fantasy.La curiosità si è poi trasformata in noi in meraviglia e consapevolezza del cammino che ci ha accompagnati al finale.È raro che persone così diverse e con esperienze di lettura così variegate, si trovino quasi unanimi nell’apprezzare un romanzo, a maggior ragione fantasy, pur se unico nel suo genere e con forti connotazioni psicologiche. È stato interessante notare come ognuno di noi, con il suo personale bagaglio di esperienze e consapevolezze, si sia soffermato su una tematica anziché un’altra, come piccole perle che hanno impreziosito il filo della conversazione.L’isolamento e il ritorno alla socialità, la solitudine, la contemplazione, la memoria e la sua perdita, l’identità, sono solo alcuni dei temi di cui si è discusso durante gli incontri perché Piranesi ha toccato in ognuno di noi corde diverse o, come è successo ad un membro del gruppo, non ha smosso le stesse sensazioni. In entrambi i casi ci ha permesso di conoscerci un po’ di più.Si è paragonata ad esempio la reclusione di Piranesi nella Casa all’isolamento forzato durante il lockdown nel periodo del Covid. C’è chi ha riscontrato nel romanzo un’allegoria religiosa, richiamando la Bibbia. C’è chi ha pensato fosse un’allegoria sull’identità e la salute mentale, con le molteplici sfaccettature della psiche umana. C’è chi ha evidenziato la capacità di guardare al mondo con un senso di gratitudine e c’è anche chi non ha visto nulla di tutto ciò.Il Gruppo è stato concorde su un finale troppo precipitoso rispetto alla “lentezza” a cui ci aveva abituati la prima parte del romanzo. Come quando cade il velo dell’ignoranza dagli occhi, Piranesi è un enigma che abbiamo piacevolmente tentato di sciogliere.