Nell'incontro dello scorso Mercoledì’ 12 Giugno tenutosi a Palermo per la prima volta in presenza e che aveva per tema la discussione del libro di Stefan Zweig "Gli occhi dell'eterno fratello" Peppe ed io (Alberto S.) ci siamo trovati d'accordo nel non essere d'accordo con la logica del nobile Virata che al culmine del suo percorso attraverso le virtù decide di rifiutare per sempre di disporre liberamente della sua volontà, perché solo chi serve, e confida la sua volontà ad un altro consacrando le sue forze a un lavoro senza fare domande, è libero. In altri termini il messaggio che il servire è saggezza ed il volere é caos non ha fatto gran presa su nessuno dei due, ci é sembrata una lapidazione del libero arbitrio che noi occidentali, di cultura cattolica cristiana facciamo chiaramente fatica a comprendere ed accettare. Resta comunque interessante in questo libro, che entrambi abbiamo letto facilmente e con molto piacere, l'aspetto religioso, trascendente, la ricerca continua di Virata ad avvicinarsi al Dio delle mille forme che gli si manifesta con gli occhi del grande fratello appunto, nelle diverse incarnazioni che il nobile incontrerà nell'arco della sua vita. Se dunque si fà un passo indietro e si considera il contesto dell'agire come scrive Zweig, includendo la causa e l'effetto dell'agire come manifestazione del volere degli dei allora l'agire di Virata “riprende” senso perché é tutto già predefinito, predestinato dagli dei e l'azione dell'uomo privato della sua volontà, volta solo a servire come strumento per esercitare la saggezza, trova il suo posto.
Ciro, che purtroppo non ha potuto partecipare in presenza ha comunque condiviso per chat di aver letto il libro in poco tempo e di non esserne rimasto particolarmente colpito. Usando le sue parole : “Alla fine della lettura mi sono chiesto: e allora? Mi è sembrato fosse solo la seconda puntata di Siddartha di Hesse, la sua prosecuzione o il suo prologo, la prima parte (considerando che i due volumi sono coevi, entrambi del 1922), quasi a significare un gusto della letteratura mitteleuropea per l'oriente e la sua secolare cultura filosofica. Gusto che affonda nel pensiero Nietzschiano.”All’incontro Peppe ed io, oltre a scambiarci considerazioni sul libro, abbiamo discusso di due altri aspetti ovvero (a) il nome del nostro gruppo, che Peppe trova inadatto (riduttivo) per la levatura dell’attività del nostro club, e (b) la possibilità di adottare una turnazione dei generi/categorie letterarie. Essendo entrambi gli aspetti da discutere tutti insieme ne abbiamo solo preso nota per portarli ai nostri prossimi incontri. Infine voglio ringraziare -a nome del gruppo visto che ero l’unico presente
- Peppe, per avere organizzato questo incontro in presenza, il primo del gruppo e per aver scovato il delizioso locale
Alfresco
a due passi dalla Cattedrale di Palermo all'interno di casa San Francesco, un ex convento seicentesco che accoglie diverse attività di natura sociale e che dispone di un piccolo giardino molto accogliente. Peppe ed io restiamo comunque fiduciosi che i prossimi incontri in presenza possano godere di una più’ ampia partecipazione.