Pensate che fare parte di un club del libro significa confrontarsi solo su letteratura, autori, libri et similia? Nooo! E ciò vale soprattutto per noi Gattopardi, dove ogni incontro - come del resto ogni libro - è sempre una nuova frontiera, tutta da scoprire.
Sabato 20 dicembre una giornata quasi primaverile ci ha permesso di sederci all'aperto, ai tavoli esterni del nostro ormai consueto luogo di riunione per discutere insieme del libro del mese di dicembre, "L'orologiaio di Brest" di Maurizio de Giovanni. Accanto a me c'era Roberta, di fronte Mariella e l'ultima arrivata Simona, una giovane bella mamma con tanto di nonna e pargoletto al seguito. Di lato Guido. Guido cominciò a lavorarmi cogli occhi . Io temetti chissà che, finché arrivò la domanda, lanciata secca: "Ma noi non ci siamo già visti da qualche parte?" Scambiammo allora due battute su come e dove, finché scoprimmo che ci eravamo incontrati la prima volta tantissimi anni fa per ragioni di lavoro, lui avvocato, io all'epoca pure, anche se non in quel caso. E sabato in pratica ci siamo rivisti dopo trent'anni... davvero de Giovanni è stato il nume tutelare del nostro reincontrarci! Basta, andiamo avanti.
"L'orologiaio di Brest" è un romanzo noir ben strutturato, con un meccanismo ad oroglogeria sviluppato su più piani di lettura e temporali, che Roberta ha smontato subito dicendo: "Vedrete che presto ne faranno un film!" E Guido, di rimando: "Sicuramente questo sarà il primo di una serie di altri libri sul tema." Il romanzo si sviluppa su due piani temporali, intrecciando il presente con gli "Anni di piombo" italiani. Protagonisti sono Vera Coen, una giornalista di un quotidiano locale ossessionata dalla ricerca della verità sull'omicidio del padre poliziotto avvenuto quarant'anni prima in un attentato mai rivendicato, ed Andrea Malchiodi, un uomo che convive con il dolore della malattia della madre, la cui vita viene sconvolta quando Vera gli rivela buttandogliela così, in faccia, che suo padre sarebbe stato l'assassino del proprio ed il primo, ex terrorista fuoriscito dall'Italia, è forse ancora vivo, nascosto a Brest, in Francia. Ma attorno ci sono anche altri personaggi, come Maddalena, legata sentimentalmente ad un amore impossibile, ad un uomo che "non dovrebbe innamorarsi", ma che farà una brutta fine... Basta non diciamo di più.
Ma che c'entra l'orologio con questo noir? E' un simbolo, una rappresentazione plastica della storia dei due protagonisti e dell'Italia, il cui meccanismo si è rotto, si è fermato e che va rimesso in moto.
La lettura del libro ci ha permesso di parlare ovviamente anche d'altro, dell'amore - per esempio - che spesso fa unire persone improbabili, che per le convenzioni sociali non dovrebbero; il rapporto tra verità e bugia (è sempre necessario dire la verità, oppure talvolta sarebbe meglio tacere per non fare del male agli altri?); i conti col passato (il fine giustifica sempre il mezzo? i brigatisti rossi avevano sì un ideale "alto", la costruzione di una società migliore, la nascita di una società più giusta e equanime, ma il mezzo impiegato per raggiungerlo - uccidere i "servi del potere" - era giusto, era giustificabile?)...
Il libro è un'opera che invita a riflettere su come il passato, anche quello rimosso, continui a plasmare il nostro presente, ma alla fine tutti abbiamo concordato che il volume ci sia parso un'operazione quasi commerciale, fatta sperando che qualcuno prima o poi ci stampasse un bel film o una serie tivvù. Del resto de Giovanni non è anche uno sceneggiatore?