Chissà cosa avrebbe detto, oggi, Sciascia, lui che, alle 14 domande di Claude Ambroise, tra l’altro, rispondeva “Se a caso apro un mio libro e ne leggo qualche pagina, cado delle condizioni di qualsiasi lettore: la leggo con lo stato d’animo, le impressioni e i pensieri di ora non di quando l’ho scritta”.Chissà cosa avrebbe pensato, oggi, di un incontro tra un gruppo disomogeneo, per età e non solo, di persone chiamate a commentare un suo libro, un sabato pomeriggio di una primavera appena iniziata e che fatica a trovare spazio tra freddo e pioggia, in una Palermo lontana da quella in cui scrisse Porte Aperte negli anni ottanta.Già perché, in quegli anni, la primavera, in questo periodo, già si faceva sentire ed il luogo dove oggi i gattopardi si incontrano, il Cre.Zi.Plus. ai Cantieri Culturali, era un’area abbandonata e le Officine Ducrot, che una volta vi lavoravano a pieno ritmo per produrre mobili, con destinazioni anche oltre confine, erano ormai da tempo fallite. Ma erano gli anni in cui un’altra primavera iniziava a mostrarsi, preludio di una città che nel volgere di pochi anni sarebbe cambiata, creando, tra l’altro, proprio i Cantieri Culturali.In un paese dove i defunti comunicano oltre che nella smorfia anche in occasione dei referundum, abbiamo avuto cura di non chiedere, di non interpellarlo, non gli abbiamo attribuito alcuna risposta, alcun pensiero, alcuna parola su ciò che avrebbe detto oggi e ciò per una ragione semplice ed elementare: non lo sappiamo.Ci siamo così limitati a commentare ciò che ha scritto tanti anni fa disquisendo su temi sempre attuali. E se Ciro, indossate le vesti di informale chairman, ha introdotto gli argomenti sullo sfondo del caso storico divenuto, con il tratto dello scrittore di Racalmuto, vicenda umana, politica e morale, Franca ha esaltato il dialogo finale tra il piccolo giudice ed il procuratore dove emerge l'eterno dilemma tra diritto e giustizia ma, soprattutto, la forza e la capacità di sapere rifiutare le logiche perverse delle verità precostituite, anche a costo di pagare il prezzo più alto a livello personale. C’è, così, ancora tempo per un’altra riflessione, quasi sociologica, sulle dinamiche tra potere ed individuo prima che Luciano concentrandosi sulla particolare prosa offra lo stimolo ad un raffronto inevitabile con le altre letture dell’ultimo periodo: si è infatti passati dalle diverse declinazioni dell’Amore al tempo del colera, ed al suo inno alla vita, alle vicende nostrane, trovando così una sintesi, non prevista ma ineludibile, nella Sicilia come “metafora del mondo odierno”.Chissà cosa avrebbe pensato di tutto questo, oggi, Sciascia della capacità dei suoi scritti di generare continui confronti e discussioni sotto diverse prospettive anche tra chi, al tempo in cui lui scriveva, doveva ancora nascere e che oggi ama discutere appassionatamente di Porte aperte davanti una torta a fette.