Giovedì, 18 Giugno 2026

Resoconto dell'incontro dell'11 giugno 2026

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18/06/2026 16:45 #74298 da Astrid
Resoconto dell’incontro del 11 Giugno 2026 presso la Sala della Cultura del Comune di Bosnasco.L’incontro ha avuto inizio alle ore 20.30 e si è concluso alle 22.00Il  libro preso in esame è stato “Avevano spento anche la  luna” di Ruta Sepetys  Ruta Sepetys una pluripremiata e celebre scrittrice statunitense di romanzi storici, nota a livello internazionale per la sua capacità di dare voce a storie e popolazioni spesso dimenticate o "rimaste tra le pieghe della storia".Grazie al suo impegno nel preservare la memoria storica e promuovere la cultura, Ruta Sepetys è stata decorata dal Presidente della Lituania con la Croce di Cavaliere dell'Ordine al merito della Lituania ed è stata la prima autrice di letteratura per ragazzi a tenere discorsi formali davanti al Parlamento Europeo e alla NATO."Avevano spento anche la luna" Il titolo americano Between Shades of Gray (Tra sfumature di grigio) fa riferimento alla complessa moralità della sopravvivenza nei campi, dove i confini tra bene e male a volte si sfumano per necessità, e alla luce cinerea del paesaggio siberiano. In Italia è stato tradotto con il suggestivo Avevano spento anche la luna, che evoca il senso di totale oscurità e abbandono vissuto dai protagonisti.Pubblicato nel 2011, è il romanzo d'esordio di Ruta Sepetys. Si tratta di un'opera di narrativa storica di straordinario impatto emotivo, che affronta una delle pagine più drammatiche, dolorose e per lungo tempo taciute del Novecento: le deportazioni staliniane nei gulag siberiani della popolazione dei paesi baltici durante la seconda guerra mondiale.Le deportazioni di massa sotto il regime di Stalin non erano semplici trasferimenti, ma una vera e propria macchina burocratica e logistica scientificamente pianificata. Sotto la direzione dell'NKVD (la polizia segreta sovietica), l'obiettivo era duplice: eliminare qualsiasi potenziale opposizione al regime e colonizzare, attraverso il lavoro forzato, le regioni più inospitali e ricche di risorse della Siberia e del Kazakistan.La storia inizia a Kaunas, in Lituania, nel giugno del 1941. Lina Vilkas è una ragazza di quindici anni con un grande talento per il disegno e il sogno di frequentare una prestigiosa scuola d'arte. La sua vita viene brutalmente stravolta una notte, quando gli ufficiali della polizia segreta sovietica (NKVD) fanno irruzione in casa sua. Lina, insieme alla madre Elena e al fratellino Jonas di soli dieci anni, viene arrestata e ammassata su un treno merci per il trasporto bestiame. Del padre, un rispettato professore universitario, non si hanno notizie (si scoprirà in seguito che è stato recluso in una prigione politica).Inizia così un viaggio infernale lungo mesi e migliaia di chilometri verso la Siberia profonda. La prima tappa è un campo di lavoro forzato nei pressi di una piantagione di barbabietole nella regione dell'Altaj, dove i deportati sono costretti a lavorare in condizioni disumane. Successivamente, Lina e la sua famiglia vengono trasferiti in un campo ancora più estremo e isolato: una tundra desolata vicino al delta del fiume Lena, nel Circolo Polare Artico, dove l'inverno polare mette a dura prova la sopravvivenza stessa dei prigionieri, privati di cibo, abiti adeguati e riscaldamento.I Temi Principali trattati da questo romano, sono: l’arte come mezzo di sopravvivenza e testimonianza: Per Lina, il disegno non è solo una passione, ma una via di fuga mentale e l'unico modo per resistere all'annientamento psicologico. Disegna di nascosto su pezzi di corteccia, carta e persino stoffa, lasciando indizi sulla loro posizione nella speranza che i suoi disegni passino di mano in mano e possano raggiungere il padre. La forza dei legami familiari e della solidarietà: La figura della madre, Elena, è centrale: una donna colta, nobile d'animo e profondamente generosa, che spende ogni sua energia per proteggere i figli e aiutare gli altri deportati, mantenendo viva la dignità umana anche nelle condizioni più degradanti. La memoria storica: Il romanzo squarcia il velo di silenzio su quello che l'autrice definisce un "genocidio dimenticato". Quando l'Unione Sovietica occupò i paesi baltici (Lituania, Lettonia ed Estonia), centinaia di migliaia di persone (considerate "nemici dello Stato" solo perché intellettuali, medici, insegnanti o proprietari terrieri) sparirono nel nulla. Chi sopravvisse non poté parlarne per decenni sotto il regime sovietico.Due i personaggi che appaiono in secondo piano, ma che sono comunque determinanti per la conclusione dell’opera: Kretzky, un personaggio "composito", creato unendo le reali testimonianze dei sopravvissuti che ricordavano come, in mezzo a tanta brutalità, ci fosse qualche rarissima guardia sovietica che conservava un briciolo di coscienza e aiutava i prigionieri di nascosto. Poiché si tratta di un personaggio letterario, la sua storia ufficiale si ferma esattamente dove la interrompe l'autrice nel libro. Nel finale di Avevano spento anche la luna, Kretzky compie il suo ultimo e decisivo atto di redenzione: è proprio lui a rivelare al dottor Samodurov l'esistenza del campo di Trofimovsk e le condizioni disumane in cui versano Lina, la sua famiglia e gli altri deportati, salvandoli di fatto da morte certa. Subito dopo, Kretzky lascia il campo.Il dottore che compare alla fine del romanzo è una figura storica realmente esistita. Si tratta del medico ispettore sovietico Lazar Solomonovich Samodurov . La sua inclusione nel romanzo è un omaggio diretto alla memoria di un uomo che ha salvato la vita a centinaia di deportati nei campi di lavoro più estremi della Siberia artica. La figura di Samodurov è ampiamente documentata nelle memorie dei sopravvissuti ai gulag, in particolare nei celebri resoconti della scrittrice e dissidente lituana Dalia Grinkevičiūtė, le cui memorie (I lituani presso il Mar di Laptev) hanno ispirato profondamente la Sepetys.Nella realtà, il dottor Samodurov arrivò nell'isola d'alto artico di Trofimovsk — nel delta del fiume Lena — nell'inverno a cavallo tra il 1942 e il 1943. Trova una situazione apocalittica: i deportati baltici stavano morendo a decine ogni giorno per fame, freddo estremo, scorbuto e tifo esantematico, ammassati in baracche di ghiaccio.  Pur facendo parte del sistema sovietico come medico militare/ispettore, Samodurov non si fece intimidire dai comandanti del campo e dagli ufficiali della polizia segreta. Di fronte all'orrore, affrontò duramente le autorità locali per l'assoluta mancanza di umanità e igiene, pretendendo che venissero sbloccate le razioni di cibo e i medicinali. Capendo che i prigionieri stavano morendo principalmente di scorbuto a causa della totale mancanza di vitamine, Samodurov impose l'uso di alimenti locali. Pretese la distribuzione di pesce crudo congelato (ricco di vitamina C e nutrienti fondamentali, secondo i metodi di sopravvivenza delle popolazioni indigene siberiane come gli Evenki) e organizzò la produzione di un decotto di aghi di pino per combattere l'avitaminosi. Nei diari dei sopravvissuti, Samodurov viene descritto quasi come una figura provvidenziale. Non si limitò a prescrivere cure, ma entrò personalmente in ogni singola baracca, ripulendo i malati, prestando soccorso con le proprie mani e restituendo un briciolo di dignità umana a persone che il regime aveva condannato all'annientamento.Ruta Sepetys ha scelto di inserirlo nel finale proprio per rispettare la verità storica: fu solo grazie all'ispezione medica straordinaria di quest'uomo che la comunità dei deportati in quella remota zona dell'Artico non venne completamente sterminata.Lo stile della Sepetys è asciutto, lirico ma privo di patetismo melodrammatico, il che rende la crudezza degli eventi ancora più vivida e toccante. I capitoli sono brevi e il ritmo è serrato, alternando la durezza del presente a dolci flashback della vita passata di Lina.Il libro ha una forte componente personale: il padre di Ruta Sepetys era un rifugiato lituano che riuscì a fuggire prima delle deportazioni, ma molti membri della sua famiglia allargata furono deportati in Siberia e vi trascorsero oltre vent'anni. Per scrivere il romanzo, l'autrice ha compiuto approfondite ricerche storiche e si è recata più volte in Lituania per intervistare i sopravvissuti.  Dal libro è stato tratto un film nel 2018, intitolato Ashes in the Snow (prodotto a livello internazionale, con la regia di Marius A. Markevicius). Bosnasco, 18 giugno 2026

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Avatar di mulaky mulaky - 07/06/2026 - 21:10

ciao a tutti i nuovi iscritti!

Avatar di mulaky mulaky - 07/06/2026 - 21:10

Ciao Rhoda, per partecipare al gruppo di Roma scrivi QUI

Avatar di RhodaGray RhodaGray - 07/06/2026 - 16:49

Ciao a tutti! Sono un’appassionata di letteratura da quando sono piccola, mi piacerebbe frequentare un gruppo di lettura a Roma dal vivo, sapete indirizzarmi? Grazie mille.

Avatar di decicco.romina decicco.romina - 05/06/2026 - 20:43

Ciao a tutti, mi chiamo Romina, ho 49 anni e come voi amo leggere. Leggo molto per lavoro e mi è capitato anche di scrivere e pubblicare, ma solo libri di settore (pedagogia).

Avatar di Nady Nady - 04/06/2026 - 14:45

Buongiorno, sono Nadia e sono felice di far parte della Vostra grande community. Ho scoperto il Club del Libro dopo una ricerca online. Lo trovo stimolante, ricco di proposte e iniziative interessanti

Avatar di Rachelpines Rachelpines - 03/06/2026 - 23:11

Buona sera sono Rachel e attraverso i libro vorrei ritrovare una parte di me dimenticata..

Avatar di Enza28 Enza28 - 30/05/2026 - 18:59

Ciao a tutti mi chiamo Enza ho 36 anni di Salerno adoro leggere e vorrei farmi nuovi amici, adoro anche scrivere

Avatar di Crispytarsier Crispytarsier - 28/05/2026 - 22:49

Ciao a tutti, mi chiamo Donato, ho 40 anni e vengo da Matera, mi sono imbattuto in questo sito cercando il film tratto dal libro " Le nostre anime di notte" che ho appena terminato. Bellissima idea :D

Avatar di mulaky mulaky - 27/05/2026 - 17:04

QUA la sezione del forum dei gruppi, scegli quello che ti interessa

Avatar di mulaky mulaky - 27/05/2026 - 17:03

Ciao Maria, devi scrivere nella sezione del gruppo di lettura a cui vuoi partecipare, suppongo Palermo o Roma (i letturati)

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