Venerdì 27 Marzo ci siamo ritrovati presso l'Osteria ai Canottieri di Venezia per discutere del libro “Una stanza tutta per sé” di Virginia Woolf.
Siamo purtroppo riuscite ad essere presenti solo in sei, oltre a me c'erano Marta, Giorgia, Martina, Rossella e Alice, new entry del mese!!
Ancora benvenuta Alice!
"Scritto tra il 1928 e il 1929 in seguito a una serie di conferenze sul tema "donne e romanzo", questo testo costituisce uno dei più eloquenti trattati femministi del Novecento: partendo da un tema apparentemente secondario e cioè che una donna, per scrivere, debba avere del denaro e "una stanza tutta per sé", Virginia Woolf porta alla luce le restrizioni imposte nel corso dei secoli alla creatività femminile dalla società, dalle leggi e dalle convenzioni. Attraverso riflessioni arricchite da sentimenti e storie personali, la Woolf dà vita a una forma ibrida tra saggio e racconto che come descritto nella chiara introduzione di Egle Costantino - le permette di universalizzare le esperienze narrate in un testo lucido e stimolante, divenuto un punto di riferimento imprescindibile per approfondire e comprendere la questione femminile."
Anche questa volta Michele ci ha supportato con la recensione ce riporto fedelmente:
Questo breve saggio raccoglie e sintetizza il materiale presentato da Virginia Woolf in due conferenze in cui l'autrice è stata chiamata ad intervenire sul tema del ruolo delle donne nella storia della letteratura. Lasciando la parola ad un suo alter ego immaginario, Mary Seton, l'autrice si cala in un piccolo racconto con cui si propone di descrivere il suo tentativo di investigare le ragioni per cui così poco spazio è stato lasciato alle donne nella storia della letteratura, con particolare riferimento al contesto inglese. Si tratta dunque di un'indagine che può essere definita femminista, in quanto volta ad accendere un riflettore sul ruolo che le donne hanno avuto nell'ambito della letteratura, storicamente caratterizzata da una ben più marcata presenza di autori maschili; e tuttavia è apprezzabile che la Woolf non si abbandoni ad una banale retorica moralista, bensì cerchi di approfondire la questione con una certa onestà intellettuale, cercando di investigare aspetti storici, economici e psicologici, sebbene nei limiti delle sue competenze. Ad esempio, se nella descrizione delle cause della pauperità dei college femminili l'autrice intuisce l'effetto dei ruoli di genere imposti dalla struttura economica del paese nel contesto storico di riferimento, quando passa a descrivere i pregiudizi di molti autori nei confronti delle capacità intellettuali delle donne, si limita a riferirsi ad un generico bisogno maschile di importanza e predominio, rinunciando però ad approfondirne le cause materiali, quasi intendendolo come un tratto connaturato al genere stesso. Il saggio fornisce inoltre un interessante excursus storico che segue il filo della contrapposizione tra la donna come personaggio letterario, e la donna come autrice, evidenziando come alle due sia stato attribuito nel tempo un valore completamente diverso, e come questo abbia influenzato il percorso che si è reso necessario per arrivare alla costituzione di una figura di autrice donna accettata dalla società. La Woolf conclude infine suggerendo che le ovvie differenze naturali tra i sessi non possono far altro che indurre uomini e donne a produrre letteratura con caratteristiche molto diverse, che però raggiunge il picco della sua qualità quando riesce a far convivere l'espressione di entrambi i generi. Ma quale sembra essere allora la discriminante che influisce più drasticamente sulle possibilità di successo di un autore, avendo accantonato ogni ridicola pretesa di predestinazione naturale? Confermando il suo proposito di onestà e di aderenza alla realtà, l'autrice conclude suggerendo alla sua audience femminile di assicurarsi di ottenere le proprie cinquecento sterline all'anno, e una stanza tutta per sé.
Vi saluto con le consuete foto della nostra piacevole serata (questa volta 100% original
)
Al prossimo mese, buone letture a tutti!