SINOSSI
"Segni oltre la finestra è una sorta di pellicola, un film che scorre senza intoppi, regalando la luce del bianco e dell'azzurro, "ganci" fondamentali che costellano tutta la struttura narrativa, nel buio della sala di proiezione. È una storia di molte donne, e, si sa, le donne sono bravissime a creare ponti. La stessa finestra del titolo lo è: un ponte verso Altro, verso gli altri, le donne. La finestra come varco, tramite simbolico tra il nostro sguardo - quello di chi narra - e lo sguardo delle persone che calpestano la nostra stessa terra..." (tratto dalla Prefazione di Paola Peretti)
RECENSIONE
La finestra racchiude due mondi: il dentro e il fuori.
Segni oltre la finestra è il romanzo d’esordio di Sabrina Ginocchio, edito da Bonaccorso Editore. Chi ci sarà all’interno delle finestre di una prigione? Da questa domanda l’autrice ci immerge in due filoni narrativi: due voci in prima persona che solo alla conclusione si mescoleranno. Le protagoniste sono due donne: Margherita, che finisce in carcere il giorno del suo ventesimo compleanno, e Silvia, che pensionata dopo aver trascorso vari anni a insegnare, ha bisogno di comunicare con qualcuno. Sono due donne diverse, ma riescono a raccontarsi tramite lettere dando vita a un insolito scambio. Segni oltre la finestra è un romanzo breve che custodisce una matrioska di racconti e per questo si colloca con efficace ambivalenza a cavallo tra il genere del romanzo e quello di una raccolta di racconti. Margherita si ritrova da tossicodipendente a spacciatrice, le scivola di mano la sua vita a tal punto da ritrovarsi in carcere. La sua entrata in cella non trova il benvenuto da parte delle tre coinquiline: Matilde, Carla e Anna. Con una persona in più non solo lo spazio di movimento nella cella diminuisce, ma anche l’aria diventa soffocante. Margherita decide di ignorare le provocazioni delle tre coinquiline, imponendosi di rimanere in silenzio, tanto che verrà battezzata dal trio ben consolidato con il nomignolo "la Muta". Nella narrazione è l'udito il senso che maggiormente viene coinvolto: è attraverso esso che Margherita ci mostra cosa avviene nei corridoi o in un'altra cella, che ci rende partecipi degli umori, delle inquietudini, delle tensioni e degli attimi di gioia pronti a esplodere nell'ambiente carcerario. Margherita trascorre le giornate come un vegetale, sempre a letto, ma un giorno riceve una lettera da una sconosciuta. La mittente è Silvia, una maestra in pensione che, per scacciare la noia, decide di dedicare il suo tempo a scrivere lettere ai detenuti. La prima la invia proprio a Margherita, che non risponderà alla lettera fino a quando non sarà costretta da Matilde, la più anziana della cella, colei che detta le regole e chi le infrange perde i privilegi. Margherita per protesta, per dimostrare che non accetta ordini, non invierà alla signora Silvia parole, ma solo disegni. Silvia con la sua vitalità non si arrende, spera che prima o poi Margherita le regalerà qualche riga scritta e nel frattempo, a ogni suo disegno, le risponderà con un racconto. Ogni racconto racchiude un segno di speranza e inizia così una matrioska di racconti, alla fine le due protagoniste riusciranno a uscire dal loro guscio e mostreranno la loro anima.
Margherita, ricordati che le persone sono come le scarpe. Ci sono quelle che fanno male, quelle che non ti piacciono dal primo sguardo, quelle inavvicinabili che non saranno mai tue, quelle che ti attraggono in partenza, ma poi a lungo andare non sono un granché, e infine ci sono quelle che non potrai fare a meno di avere sempre con te.
[RECENSIONE A CURA DI MARTA ROMANO]
| Autore | Sabrina Ginocchio |
| Editore | Bonaccorso Editore |
| Pagine | 176 |
| Anno edizione | 2024 |
| Collana | Narrativa Bonaccorso |
| ISBN-10(13) | 9788874403417 |
| Prezzo di copertina | 15,00 € |
| Categoria | Contemporaneo - Attualità - Sociale - Psicologico |

