Ci sarebbe forse anche un terzo errore

: pensare che un racconto / romanzo non sia giudicabile se non in termini più che lusinghieri, solo per il fatto che l’autore (Faber … o Tolstoj … o King … o Bronte … o Nothomb … o chi per essi) è "molto caro" ad altri.
A me piace commentare e assegnare un voto ad ogni libro letto, anche per imprimere nella memoria e ricordare a distanza di tempo le sensazioni provate. Questi commenti e questi voti, ovviamente, non hanno alcuna pretesa di oggettività ma, al contrario, esprimono un parere puramente soggettivo. E come tale può essere discutibile e criticabile, ma non censurabile, a meno che non offenda qualcuno. In questo caso, Faber e/o un seguace di Faber.
Pier pare essersi molto risentito per questo 0. Eppure, a pensarci bene, non credo sarebbe stato più contento se avessi assegnato un qualsiasi altro voto (100 a parte, naturalmente

). Perché un voto a un libro, a suo avviso, è "macelleria letteraria". E affibbiando uno zero io avrei denigrato non solo l’autore, ma anche i suoi lettori. Se così è sembrato, sono pronto a scusarmene subito: non intendevo certo fare questo. Avrei forse potuto essere meno drastico, ma certo la sostanza non cambia.
Non ho mai nascosto i miei pregiudizi letterari, ma (anche) in questo caso ho comunque voluto non limitarmi né alla prima impressione, né all’ipse dixit. Devo dire però che di recensioni entusiastiche e al contempo più articolate di "tutta la storia è ben descritta, tutti i personaggi sono ben delineati, alla Faber", non se ne trovano molte. Ecco perché ho riportato quella della casa editrice, che appunto dice:
"un'altra metamorfosi di un autore che non smette di sperimentare con i generi romanzeschi. Dopo il romanzo vittoriano del "Petalo cremisi" e quello di fantascienza di "Sotto la pelle", ora Faber si diverte con quello gotico, e racconta la delicata poesia di un'anima visitata dai fantasmi del proprio passato".
Io ribadisco che col gotico, o il neogotico, questo racconto non c’entra nulla, mentre ha sicuramente qualche attinenza col genere rosa o delle 50 sfumature (
"lo voglio, lo voglio, lo voglio", è il primo pensiero della trentaquattrenne archeologa alla vista di un giovane aitante che fa
jogging e che ha la felpa sudata nei punti giusti, per mettere in evidenza i pettorali, ma i capelli sulla fronte nemmeno imperlati …). Il fatto che la storia sia ambientata a Whitby non è un valore aggiunto, perché quel che traspare dalle pagine del libro ha poco a che spartire con le foto postate da Guido o con l’atmosfera del
Dracula di Stoker (che pure non mi ha fatto impazzire). Si salva forse la storia nella storia, ma non è un espediente letterario molto originale. E per me è un'ulteriore pecca, visto che qui di originale già non v'era nulla.
Ad ogni modo, sono contento vi siate incuriositi. Magari qualcuno lo leggerà e Pier dovrà almeno riconoscere che i miei voti hanno una loro utilità, sia pure al contrario: "se non è piaciuto a Novel, significa che è davvero un capolavoro!"