Capitolo 3
Finalmente conosco il nome del protagonista: Horacio Oliveira, che insonne si fa dei trip mentali. Ha ricevuto una lettera moralista dal fratello e l'ha appesa al muro per farsi due risate, ma gli interessa solo dei soldi inviati. Pensa di comprarci dei libri e darne alla Maga per il figlio. Pensa alle cose da fare il giorno seguente e non riesce a dormire. L'idea di dover fare delle cose significa ammettere una carenza, illudersi di poterla colmare con le azioni e pensare così di fare una vita degna, una vita da moralista. Mentre rinunciare all'azione è la protesta. Sta male per essersi negato da un lato alle bugie collettive, dall'altro alla solitudine dello studioso. Aveva deciso di non difendersi tramite l'accumulazione rapida di cultura, trucco della classe media per schivare il fondo dei problemi tramite una specializzazione.
Per evitare estremizzazioni era finito per accettare il sì e il no di tutto, a essere sempre nel mezzo.
"Si inizia ad andare per la vita con il passo del filosofo o del clochard, riducendo i gesti vitali al mero istinto di conservazione, all'esercizio di una coscienza più attenta a non lasciarsi ingannare che ad apprendere la verità. Tranquillità laica, atarassia moderata, attenta disattenzione."
Sì oppone alla società argentina che vede tutto in modo molto polarizzato, senza considerare il punto di vista opposto. "Come se la specie vegliasse sull'individuo per non lasciarlo avanzare troppo sul cammino della tolleranza." Da quel che ho capito si interroga se è giusto prendere una posizione estrema che non vede parte della realtà, oppure stare nel mezzo. Anche questo porta all'inazione che può essere vista come una cecità allo stesso tempo.
La Maga mi ha fatto morire, perché alla fine di 'sto trip gli dice sonnolenta che lui pensa troppo e non fa nulla. è come chi va a vedere i quadri al museo, non sta dentro al quadro.
"Sentii un peso intollerabile opprimermi il petto, l'odore della terra umida, la presenza invisibile della corruzione vittoriosa, la tenebra di una notte impenetrabile..."
Joseph Conrad, "Cuore di tenebra"