Commento a fine libro.
Il romanzo racconta la vita da partigiano e la quotidianità della guerra civile. C’è tanta azione, in continuazione i personaggi si raccontano vicende che con la storia principale non hanno nulla a che fare, ma che ci permettono di avere una visione della Resistenza scevra di retorica. Per quanto l’autore sia schierato, non ci sono i buoni da una parte e i cattivi dall’altra. Le vicende della fucilazione del ragazzino e della rasatura della donna lo dimostrano: si vedono sia il fascista mosso da compassione per il ragazzino che il partigiano spietato che vuole uccidere una donna solo perché continua a insultarli.
In questa guerra che tutto stravolge, ci si schiera. Quindi vi sono i partigiani contro i fascisti, vi sono i partigiani azzurri contro quelli rossi, all’interno degli azzurri stessi vi sono divisioni di classe (operai e studenti). E’ un continuo tracciare linee, confini, che porta sì ad avere una forte identità personale e un certo cameratismo con i compagni del gruppo di appartenenza, ma anche ad avere forti contrasti e divisioni tra appartenenti a gruppi diversi.
Le rivalità personali non vengono taciute, così come vengono palesate la disorganizzazione, le inadeguatezze, le mancanze e le viltà dei partigiani. Fenoglio è obiettivo, chiaro e lucido nella descrizione degli uomini e delle vicende, sia in termini di pensiero che di stile. Non ci sono orpelli, non si enfatizza, non c’è sentimentalismo.
Lo sguardo è personale perché si insegue Milton, questo eroe solitario, un po’ romantico e un po’ disperato e destinato a perdere. Ma il racconto è di azione più che di introspezione. La riflessione viene lasciata quasi completamente alla trama: il protagonista intuisce che ciò che fino a quel momento ha dato significato alla sua vita, ossia il suo amore per Fulvia, potrebbe non esser altro che un’illusione. Allora va, disperatamente e con grande determinazione, alla ricerca della verità, affrontando ostacoli, insidie, nascondendosi, ammazzando, inseguendo l’interesse personale, privato. Il suo egoismo, agli occhi degli altri, potrebbe sembrare grande dedizione alla causa partigiana e alla liberazione del suo migliore amico, ma noi lettori sappiamo che è solo per se stesso che fa ciò che fa.
La paura di aver buttato la vita dietro una falsa illusione e alla fine morire inseguendo una verità che non saprà mai: questo è il destino di tutti gli uomini.