Ho iniziato Lo scheletro nell'armadio, sono solo al 15 % troppo poco per sbilanciarmi, anche perchè non so se stia succedendo anche a voi, ma questa maratona su Maugham da una parte è davvero utile per conoscere l'autore, ma il leggere le sue opere una dopo l'altra, non so mi da la sensazione di leggere più meno sempre la solita solfa. Ho apprezzato gran parte delle letture, ma a parte due o forse tre in linea generale sono prevedibili dopo aver letto più opere. Tornando al libro di questo mese, per ora mi sta piacendo come sempre sempre Maugham ci presenta i personaggi in maniera impeccabile, articolata e ricca. In questo caso però leggendo di Alroy Kear spesso trascinata dai vari annedoti e particolari, troppo velocemente non riuscivo a cogliere nell'immediato ciò che Maugham diceva, ho dovuto rileggere alcuni passaggi più volte...non so era come se andassi di fretta in modo inevitabile trascinata dal ritmo del racconto, ma perdendone il senso.
Comunque anche in questo libro propone un personaggio sopra le righe, sembra quasi descrivere un uomo "perfetto" che sa come comportarsi, come parlare "è affabile senza condiscendenza, familiare senza impertinenza. Non ti fa dimenticare il loro rango, ma ti comunica l'amabile sensazione che costoro sono fatti della stessa pasta tua e mia"
C'è una citazione di Thomas Carlyle che Alroy Kaer sembra far sua "...il genio è la capacità di sottoporsi a infinite fatiche", tralasciando le implicazioni che questa citazione ha per il personaggio, questa cosa mi ha fatto riflettere. Cos'è veramente quello che noi definiamo genio? basta davvero solo applicazione e impegno??? Io ho sempre pensato che per essere definito genio in qualcosa bisognasse avere una specie di dono innato, certo insieme ad impegno e determinazione, ma che ci volesse quel qualcosa in più che non si può imparare o acquisire con il duro lavoro. lo si ha oppure no. Voi che ne pensate?
"...Non importa quanto sia stretta la porta,
quanto piena di castighi la vita,
io sono il padrone del mio destino:
io sono il capitano della mia anima." William Ernest Henley