Non so se Alice mi ha abbandonata
ma visto che anche Guido vorrebbe leggerlo e in generale secondo me é un libro che potrebbe piacere a molti e molte (peccato che il titolo secondo me allontanerà come al solito buona parte del pubblico maschile), continui a riportare cose che ho trovato interessanti.
Nel capitolo 10 torna il tema del disequilibrio nei rapporti di amicizia, che è un po'il concetto di stretching già affrontato all'inizio, ma qui si fanno altre metafore sempre più convincenti. Si parla infatti di come spesso i rapporti di amicizia possano assomigliare a dei pianeti, si orbita in alcune fasi intorno a pianeti più piccoli, creando un disequilibrio da una parte, ma poi accade che un pianeta smetta di orbitare in quel modo e possa diventare invece quello su cui orbita l'altro. Un allineamento è difficile da raggiungere, ma é importante che il rapporto rimanga uno scambiarsi di orbite altrimenti il pianeta piccolo tende a scomparire schiacciato dalla forza di quello grande.
Nel capitolo 11 ho trovato un altro tema molto ricorrente in rapporti tossici e che invece caratterizza migliori amcizie durate, ovvero il non rinfacciare quando non si riesce a trovare tempo per l'altr'altra, bensì riuscire a trasmettere quella sicurezza che anche se non ci si sente in continuazione, anche se non ci si riesce a vedere spesso, quel rapporto rimane un punto fermo nella propria vita. Rapporti invece in cui ci si sente in colpa se non si riesce a essere presenti indicano che ci sentiamo in dovere verso quella persona, non riusciamo a sentirci noi stessi. Penso sia difficile trovare un equilibrio perchè allo stesso tempo penso che le migliori amcizie debbano essere coltivate, bisogna dedicar loro attivamente e consapevolmente tempo, e anche dimostrare interesse con domande "hey che fine hai fatto?" che dimostrano che pensiamo a quella persona e non per forza come dice l'autrice voglino mettere stress e sottolineare una mancanza. Però il risultato più bello si ha proprio quando si sa che non bisogna sforzarsi per mantenere quel rapporto perchè è semplicemente parte di noi.
Riporto poi una frase centrale per me per un rapporto di amicizia ma in realtà anche in un legame di amore e in qualsiasi relazione stretta, che si trova al capitolo 12: "
Agli occhi di Anne Shirley un'anima affine è un amico con cui si condividono empatia e intesa. Non è necessario essere identici, basta comprendere come ragione l'altra persona."
Nel capitolo sulle conclusioni poi si affronta il prolema sociale di come nella nostra epoca siamo molto più sensibili al fallimento, sia perchè le prospettive di vita si sono allungate e tendiamo a far di tutto per far durare il più possibile fasi della vita, cosa che dall'altro lato porta a una più difficile accettazione di qualcosa che invece finisce; e il problema di come globalizzazione e soprattutto social media abbiano reso impossibile sparire veramente e tagliare veramente i rapporti con qualcuno, voler rompere richiede uno sforzo e un impegno molto più grandi perchè si é perennemente connessi tra persone comuni, esperienze comuni, che vengono ricordate ovunque, rendendo particolarmente drastico il voler veramente ricorrere a tagli netti.
Si parla sul finale della definizione di migliore amicizia. Secondo me una migliore amicizia è un rapporto in cui posso sentirmi libera di essere sempre me stessa e dare voce a tutte le mie emozioni, sia negative senza temere il giudizio dell'altra persona, sia positive senza temere di ferirla o di risultare esaltata. Ed è un rapporto in cui so di poter dire chiaramente all'altra persona cosa penso di quello che fa e che dice perchè ho la sicurezza di conoscerla veramente e che lei sa che se dico qualcosa in modo diretto è perchè è la stessa cosa che direi a me stessa.
Elizabeth Day conclude dicendo:
"Ecco cosa fanno le vere amicizie, in ultima analisi: ofrrono una promessa di comprensione, di trasformazione, di riallineamento planetario. Ci danno la cosa più importante di tutte: la speranza."
E direi che è una definizione che va benissimo anche a me