Guido ma tu stai ascoltando la versione estesa? A che capitolo sei arrivato?
Sì, sto ascoltando la versione estesa. Sono arrivato al capitolo 15. Tra l'altro per la prima volta ho scoperto che nella sezione dell'applicazione da cui posso selezionare i capitoli, posso anche accedere ad un PDF che contiene la lista delle immagini e delle note a cui fa riferimento l'autore nel testo. Trovo che questo compromesso sia molto valido, soprattutto per chi ascolta un saggio.
Interessante il tuo aneddoto lavorativo Giuseppe. Ne ho uno anche io: questa settimana ho provato a mettere in pratica un consiglio di Cialdini. Ho chiesto 3 per ottenere 1 e ha funzionato. Ho provato però un misto di soddisfazione e amarezza perché ho pensato: "Come mai per ottenere 1 siamo costretti a chiedere 3? Di fatto stiamo tutti lavorando, dovremmo tutti remare nella stessa direzione e avere lo stesso obiettivo in azienda."
Ciao a tutti,
Guido il 15 mi sembra strano. Forse intendevi il 5? Io conto nove capitoli totali.
Comunque ho trovato il punto sull'aiuto a cui ti riferivi: è nel 4 quello sulla riprova sociale. Penso che Cialdini dia un consiglio molto utile che in situazioni di emergenza può fare la differenza. E' vero che spesso di fronte a qualcuno che ha bisogno di aiuto si rimane imbambolati a guardare cosa fanno glia altri. Io, infatti, forse anche grazie alla lettura di questo testo (a suo tempo), quando mi trovo in situazioni di emergenza vedo se qualcuno sta già prestando aiuto, altrimenti mi fermo. Può essere utile anche ribadire il consiglio di Cialdini nelle situazioni in cui ci troviamo a chiedere aiuto: formula una richiesta di aiuto precisa a una persona in particolare: "Lei col cappello, per favore, chiami un ambulanza!". Persona precisa, richiesta precisa. In questo modo si aumentano le probabilità di essere aiutati celermente.
Per quanto riguarda la tua perplessità sul remare nella stessa direzione, penso che il punto sia che non sempre la motivazione è quella. Spesso, più che al risultato collettivo si gurada al proprio risultato personale. Forse, in questi casi di lavoro collettivo potrebbe essere utile capire se si può esercitare quella che viene definita interdipendenza positiva, come negli studi di Sherif sui campi estivi. Se abbiamo un obiettivo comune, che solo come gruppo possiamo raggiungere, allora saremo motivati a collaborare per ottenerlo.
Io sono giunto alla difesa dal meccanismo della riporova sociale. Sono curioso di vedere cosa proporrà l'autore.