io non avevo ancora risposto e la discussione sta diventando molto interessante!!
per quanto mi riguarda io sull'argomento mi trovo sullo stesso piano di
Librotta. E' veramente difficile che mi capiti di rileggere un libro che non sia un saggio, che invece riprendo sempre molto volentieri.
Sui saggi faccio appunti, glosse e sottolineature e solitamente mi piace rileggere quello da cui ho preso spunto. Invece un romanzo non riesco a rileggerlo.
Una volta ho provato a ricominciare
I pilastri della terra (che è il mio romnzo preferito in assoluto, nonostante lo ripeta qui per la centomilionesima volta a beneficio dei nuovi iscritti!!

).. proprio non c'è stato verso: l'ho aperto, ed erano passati anni (l'avevo prestato in giro a chiunque non solo a Perugia), ma quando l'ho ricominciato mi sono ritrovato in un mondo che già conoscevo, con la trama rispuntata fuori dai meandri della mia mente, con il finale e i colpi di scena già lampanti... insomma, un'esperienza che non mi ha soddisfatto.
Mi è capitato tuttavia quello che ha scritto
Sirena71.. quando da piccolo (troppo piccolo, tipo 8 anni) ho letto
I viaggi di Gulliver l'ho disprezzato, perché me l'avevano propinato come un racconto ed invece mi sono ritrovato nella critica della società inglese del XVIII secolo quando a 8 anni avevo da poco imparato a fare le tabelline oltre il 10!!

).. quando l'ho riletto negli anni del liceo, invece, ho apprezzato il simbolismo e le metafore dell'autore per criticare la società del suo tempo (anche se quel libro era rimasto per me un peso sul cuore).
mi rendo conto che non è proprio lo stesso esempio de
L'insostenibile leggerezza dell'essere, ma un po' ci si avvicina...
e dunque gli unici romanzi che ho riletto sono stati
I viaggi di Gulliver perché era sul comodino da troppi anni e mi sentivo in colpa,
I Malavoglia letti ed apprezzati allo stesso modo in seconda media ed in secondo liceo,
Se questo è un uomo letto in terza media e quarta liceo..