Giovedì, 01 Gennaio 2026

Georges Simenon

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16/01/2020 15:02 - 16/01/2020 15:03 #42477 da Blache_Francesca
Risposta da Blache_Francesca al topic Georges Simenon
Ho finito il libro. Simenon tratteggia così bene i suoi personaggi che la solitudine dei protagonisti mi ha lasciato tanta amarezza... Lo squallore era così ben descritto che a volte ho incontrato difficoltà ad andare avanti. Mi è sembrato che la solitudine dei due protagonisti fosse determinata dalla meschinità di coloro che li circondano: l'ex-moglie di Combe, l'amante dell'ex-moglie, il marito di Kay, Laugier, ecc,,,
Insomma, si salva solo "le petit tailleur juif"...
Anche in questo romanzo, mi ha stupito ciò che non osavo definire il "voyeurisme" di Simenon (il suo continuo sguardo all'interno di case o stanze altrui), ma ho cominciato a cercare e ho trovato un saggio di Anne Mathonet "Regard et voyeurisme dans l'oeuvre romanesque de Simenon". Non vedo l'ora e vi farò sapere!
Ultima Modifica 16/01/2020 15:03 da Blache_Francesca.

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19/01/2020 09:56 #42532 da bibbagood
Risposta da bibbagood al topic Georges Simenon

Novel67 ha scritto: Terminato anch’io.

Più d’un lettore – tra quelli che han lasciato il proprio commento in rete - lo definisce romanzo d’amore, più o meno romantico e/o passionale. Qualcuno aggiunge anche l’immancabile aggettivo: “struggente”.

A mio avviso, nulla di tutto questo. Non l’amore, ma la solitudine – questa sì, angosciosa e disperata – è la protagonista assoluta di questo racconto. E ciò che viene scambiato per amore altro non è che desiderio - anzi, necessità - di avere qualcuno al proprio fianco. Capita così di scambiare per anima gemella quella che si trova in una situazione identica alla nostra: ma è davvero tutto qui, l’amore?

Devo ammettere che in questo caso (ma già era successo con L’uomo che guardava passare i treni) Simenon mi ha deluso, non essendo minimamente riuscito a coinvolgermi emotivamente. Se New York è “la più romantica delle città moderne”, come scritto sulla quarta di copertina, io ho recepito solo freddezza, e neppure la passione descritta ha saputo restituire un po’ di calore.

Una passione peraltro dettata da puro egoismo, dove l’altro riscuote importanza solo in relazione alle proprie esigenze e alle proprie paure. Mi son così ritrovato a pensare che fosse più invidiabile la sorte di quell'ebreo che se ne stava sempre chiuso nel proprio appartamento, rispetto a quella di chi - guardandolo - ne commiserava la solitudine, illudendosi d'aver trovato finalmente compagnia.


Anche per me Tre camere a Mannhattan è il più deludente insieme a L'uomo che guardava passare i treni (che tra l''altro, chissà dove lo avevamo commentato :dry: ).E mi ritrovo in ogni tua parola. Anche secondo me, come ho detto dall'inizio, non è condivisibile come Simenon incarni il concetto di amore e di aver trovato l'anima gemella in quello che in realtà è un bisogno disperato, e affrontato in modo non consapevole, di vincere la solitudine.

Mi è sembrato che la solitudine dei due protagonisti fosse determinata dalla meschinità di coloro che li circondano: l'ex-moglie di Combe, l'amante dell'ex-moglie, il marito di Kay, Laugier, ecc,,,


Secondo me questo è solo in parte vero: alla fine degli altri personaggi si sa ben poco e solo dal punto di vista dei due protagonisti, che è a mio parere falsato da questo bisogno di non voler vedere la loro vita per come è ed affrontarla, affrontano passivamente un giorno dopo l'altro aspettando che qualcosa sucedda (e per questo, è sufficiente un incontro in un bar). Quindi non riuscirei ad affermare che la solitudine dei protagonisti è i frutto dei comportamenti di coloro che stanno loro accanto. Anche il fatto che lei dimostri un interesse molto limitato a restare con la figlia mi fa dubitare della possibile meschinità del marito :dry:

"Il solo mezzo di sopportare l'esistenza è di stordirsi di letteratura" Gustave Flaubert
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