Il libro prosegue raccontando ancora gli sviluppi della situazione del 1919. Siamo già in autunno, l'Italia è stremata dalla discordia e dalla fame, e dopo le grandi stragi della guerra e della pandemia di influenza "spagnola" la popolazione esaurisce in frequenti episodi di violenza la propria esasperazione. Anche a Firenze avvengono tumulti per il carovita e saccheggi.
Però mi piace notare che anche quando descrive eventi molto negativi l'autore condisce tutto con il sale del suo non tanto velato sarcasmo. Parlando delle bande di gente disperata che scorazzano per Firenze, Scurati commenta: "
Non si è mai vosta per Firenze tanta gente armata di fiaschi di vino come in quei giorni". Come avrebbe detto Flaiano, la situazione era grave ma non era seria.
Invece una riflessione di Scurati molto triste relativa all'intero periodo è questa: "
La guerra vinta ha lasciato nelle coscienze di tutti la bile della sconfitta".
Il racconto della riunione di Firenze è poi un capolavoro di sottintesa ironia e sottile disprezzo. Viene messa in risalto la teatralità di M che si presenta ad una adunata con una tuta lacera ed unta, per poi affermare (cosa non vera) di essere appena arrivato in aereo da Fiume per circondarsi di un'aura eroica, scatenando un'ovazione trai suoi ammiratori.
Più in generale, in questa fine del 1919 la situazione è di contrapposizione generale ed i fascisti stanno maturando la convinzione di non potersi presentare alle elezioni nè con la vecchia classe dirigente, monarchica, liberale, borghese, né con la sinistra interventista.
Si fa strada l'idea di "rottamare" (come direbbe oggi qualcuno) la vecchia classe dirigente e di capeggiare una parte dell'italia fatta di giovani arditi, creativi, ma anche trasgressivi o, come teorizzava Marinetti, "
antidottrinali, problemisti, dinamici".
Queste parole, o meglio questi slogan, mi fanno capire quanto la politica diventi frequentemente teatro e le idee nuove siano fumo negli occhi per vendere un prodotto di per sè vuoto o pericoloso. Ma soprattutto mi rattrista l'idea che oggi ben poco sia cambiato a livello di lucidità e di consapevolezza delle persone e che ancor oggi si possa dire con le parole di Scurati:
"
Date lo splendore della violenza a questi cittadini di una imperscutabile metropoli moderna, (..), a questi uomini sopraffatti da un'esistenza che non capiscono, date un tracciante luminoso al loro sanguinoso desiderio di luce, date loro un destino e loro vi seguiranno".
Per alleggerire questo discorso forse troppo impegnativo, voglio concludere con un ricordo personale. Mia nonna, che aveva vissuto da bambina la fine di quel periodo, diceva che le comari parodiavano ironicamente il grido dei fascisti e, invece di gridare "Eja eja alalà" gridavano "Eia eia alla larga!"
Ciao e buona domenica da susy